Non capisco perché ho aspettato tanto a leggere la saga di Blackwater . La prima volta non mi ha preso e l’ho abbandonata. Ora che l’ho ripresa in mano, su insistenza di un’amica che ne sa, non sono riuscita a smettere di leggerla. Me la sono portata anche in viaggio di nozze. Tra l’altro il formato di questa edizione Neri Pozza è ciò che Dio fece: leggera, piccola, sta anche nella tasca delle giacche. E sembra un dettaglio, ma per me non lo è, essendo che non riuscirò mai a leggere ebook. Formata da sei libri-capitolo – La piena , La diga , La casa , La guerra , La fortuna e La pioggia –, si pensa che sia un horror gotico, ma in realtà è una saga familiare, che inizia nel 1919 a Perdido , un paese in Alabama, sito alla confluenza dei fiumi Perdido e Blackwater. McDowell usa il fantastico come metafora di una società, quella americana a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, in drastico cambiamento. Ogni appuntamento col fantastico è un momento di snodo nella vicenda ...
I fatti narrati in questo libro sono basati liberamente su così tanti casi, relazioni e storie che il risultato è pura fantasia. Siamo nel 1988 , in una riserva indiana del North Dakota . Una donna torna a casa dal marito e dal figlio in condizioni disumane: piena di lividi, di sangue, con addosso un'inquietante puzza di bruciato e benzina e terra. L’aggressore l’ha brutalmente picchiata, violentata e poi ha tentato di darle fuoco, presso la casa tonda del titolo. La donna, Geraldine , è la moglie del giudice Coutts , non una “qualunque”. Anche se Coutts non è abituato a occuparsi di reati così efferati, ma di furtarelli, casi di droga e roba così, avrà comunque modo di cercare ufficialmente il colpevole. Una donna indiana su tre sarà violentata nel corso della sua vita. [...] L’86 per cento degli stupri e delle violenze sessuali su donne indiane sono perpetrati da non indiani; pochi di essi vengono perseguiti in termini di legge. Rendiamoci conto. Quello che è stato fatto ...