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Io e Mr Wilder, di Jonathan Coe

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Coe mi fa sempre piangere. Sì, perché trovo sempre una grandissima malinconia e una lieve nostalgia tra le righe semplici e leggere delle sue commedie all’inglese. Dopo due libri a mio parere un po’ meno belli del suo solito, Expo 58 e Numero Undici , e dopo il suo grande ritorno con il bellissimo Middle England , questo Io e Mr Wilder è breve e dolce come una carezza. La storia è semplicissima, narrata in prima persona: per una serie di coincidenze una ragazza greca, Calista , si trova a cena con Billy Wilder , il suo sceneggiatore, Iz Diamond e le rispettive mogli a New York. Più tardi, tornata ad Atene, viene chiamata a fare da interprete sul set di Fedora , film che Wilder girò in parte sulle isole greche; e poi lo segue in Germania e a Parigi, come assistente di Mr Diamond. Incontra star eccezionali: da Al Pacino a William Holden e un ragazzo, Matthew , che le aprirà le porte del cinema professionista come compositrice di colonne sonore; e poi a Los Angeles conoscerà il suo fu

Denti bianchi, di Zadie Smith

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Leggo poca letteratura italiana. Lo ammetto, è così. Ci sono autori che mi piacciono molto, ma tendenzialmente le mie letture sono straniere. Non è una forma di snobismo o di esterofilia, è solo che trovo che gli autori italiani contemporanei non abbiano più la capacità di sfondare le pareti di casa e farvi entrare il mondo. Una volta ci riuscivano: la Morante, Moravia, Calvino, Pavese, la Deledda, Pirandello… nelle storie umane intime trapelava quello che erano la società, i costumi, le idiosincrasie e i grandi avvenimenti. Testori, uno su tutti, era un mago in questo con le sue storie di operai e prostitute che riflettevano la dignitosa miseria del proletariato milanese. Ora, la sensazione è che non ne siano più capaci. Le storie si avvitano sempre un po’ intorno all’ombelico dei protagonisti e lì rimangono, più o meno dolorose o divertenti, più o meno quotidiane o particolari, ma sempre piccole storie di piccole persone restano. E questo va incontro al gusto di molti che amano le pi

Partire è un po'... leggere sul divano

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Soffro di ansia anticipatoria da partenza. Non da sempre, ma da abbastanza tempo per poter dire che è una brutta cosa che limita moltissimo la vita e le esperienze possibili. Non mi piace sentirmi in gabbia, quindi ho sempre cercato di combattere questo handicap (perché di handicap si tratta) e di viaggiare lo stesso, per quello che la mia testa incasinata mi consente. Ce l'ho fatta (quasi) sempre. Ho imparato a conoscerla questa maledetta compagna di vita e so come mettermi nelle condizioni migliori per affrontarla: facendo viaggi piccoli, possibilmente non in capo al mondo, mettendomi nelle condizioni di essere il più serena possibile. Preferisco il treno o la macchina, preferisco non stare via per lunghi periodi, preferisco gli alberghi con la reception 24 ore... insomma, cerco di rendermi la vita più facile e di fare comunque delle cose, per nutrire comunque la mia mente e il mio bagaglio esperienziale pur convivendo con un problema. Ho imparato a fare valigie "furbe"

La corsara-Ritratto di Natalia Ginzburg

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Questo post è di Antonella Cicalò Danioni, che ospito con piacere sul mio blog perché dà un parere su un libro che ho in lista da leggere prossimamente. Buona lettura!  «A differenza degli eroi antichi, demoni nelle loro azioni, ma dèi per la bellezza del viso, nell’aspetto di Conrad sembra ci sia poco da ammirare, anche se le sue sopracciglia nere fanno ombra a uno sguardo di fuoco. […]. La sua voce è dolce e calmo il suo atteggiamento, eppure sembra ci sia qualcosa che non vuole mostrare: le rughe profonde del suo volto e il mutare frequente di colore attiravano l’attenzione e lasciavano perplessi…» Lord Byron, Il corsaro In questi giorni, in cui la competenza, la coerenza e in ultima analisi la buona educazione sembrano rientrare a buon diritto nelle consuetudini da cui il berlusconismo prima e il populismo sovranista poi le avevano sloggiate senza tanti complimenti, mi è tornato in mano La corsara che ripercorre la vita di Natalia Ginzburg . Non è un'autobiografia in senso st

Le assaggiatrici, di Rosella Postorino

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Ho finito di leggere ieri sera Le assaggiatrici di Rosella Postorino e prima di addormentarmi mi si è formata in testa una parola, che stamattina al risveglio era ancora lì. La parola è: Mah! Mah, perché dopo una serie incredibilmente lunga di libri che, per le ragioni più disparate ho amato, questo mi ha lasciata perplessa. Premetto che era da un bel po' che volevo leggerlo e forse, contrariamente al mio solito, avevo alte aspettative. Le aspettative uccidono il piacere, dico sempre. E infatti, è vero. Non che sia scritto male, eh, per carità, non mi sognerei mai di dirlo, anzi. Vincitrice del Premio Campiello 2018, la Postorino ha una prosa piacevole e fluida, la storia si segue benissimo e i personaggi sono ben delineati. È un bel libro, ma mi aspettavo ben di più da una storia curiosa e poco conosciuta come quella delle assaggiatrici di Hitler.  Il libro racconta le vicende di Rosa , che vive a casa dei suoceri mentre il marito è in guerra in Russia e viene reclutata come assa

Una sirena a Parigi, di Mathias Malzieu

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Proseguono le letture ambientate nei miei luoghi del cuore. In questo caso torno a Parigi, anzi, ci resto, visto che ho appena finito Gli ingredienti segreti dell'amore di Nicolas Barreau. Ma a Parigi più si resta e meglio è, quindi eccomi ancora qui a passeggiare lungo la Senna. Ma questa volta devo stare attenta, visto che la nostra storia - la nostra fiaba - inizia durante l'inondazione del 2016 (un'altra inondazione dopo quella di Venezia di Montanaro) che fece esondare la Senna con ingenti danni a città e persone. Tra l'altro, una nota fiabesca, che mi ha molto colpita ed emozionata: il libro inizia con la frase: «Quel 3 giugno del 2016 a Parigi pioveva sotto un sole splendente». Oltre all'immagine suggestiva che rimanda subito a un immaginario fiabesco, il 3 giugno è la data del mio compleanno. Sono rimasta deliziata da questa coincidenza ed ero quindi ancora più bendisposta alla lettura di questo autore che avevo già amato leggendo La meccanica del cuore , r

Gli ingredienti segreti dell'amore, Nicolas Barreau

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  Parto col dire che il mio amore viscerale per la Ville Lumière rende poco obiettivo il mio parere su libri ambientati a Parigi. Da impenitente francofila, tutto ciò che proviene dalla Francia - a partire dai libri, per arrivare ai film, passando per la cucina - in un modo o nell'altro, lo apprezzo. E così per Barreau, scrittore immaginario di cui non si conosce l'identità, che scrive libri tendenti all' Harmony , ma con un gusto à la française che tutto rende godibile. Questo Gli ingredienti segreti dell'amore  è il mio secondo Barreau, dopo Parigi è sempre una buona idea , che avevo trovato fresco e semplice, scritto in modo un po' elementare, ma perfetto per staccare il cervello, con romanticismo e leggerezza. Come questo, che è molto simile, per intreccio e ambientazione. Diciamo che non consiglierei la lettura ravvicinata di più libri di Barreau, ma la consiglio appassionatamente se si vuole leggere qualcosa di pochissimo impegnativo, che faccia un po' so