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Angélique, di Guillaume Musso

Ma dov'è stato Guillaume Musso fino a oggi? Perché non faceva parte della mia vita? Per fortuna, il destino l'ha fatto arrivare tra le mie mani. Grazie alla portinaia di mia mamma che gliel'ha regalato: signora Maria, mille volte grazie! Ora saccheggerò la biblioteca in cerca di titoli suoi e li leggerò, piano piano, tutti. Tralasciando che è ambientato tra Parigi e Venezia , le mie due città del cuore da sempre, Angélique è un thriller costruito benissimo, sorprendente, complesso, in cui i personaggi sono tratteggiati a regola d'arte con poche pennellate di inchiostro, efficacissime.  I personaggi sono pochi, interrelati da storie passate e presenti, sempre forti e a tratti anche molto romantiche: Mathias Taillefer , il poliziotto infartuato, ruvido e “violento”; Louise Collange , la ragazza in cerca d'aiuto; Stella Petrenko , l'étoile – assassinata (?); Angélique Charvet , l'infermiera insoddisfatta; Marco e Bianca Sabatini , il pittore e sua madre; Co
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Brama di vivere. Il romanzo di Van Gogh, di Irving Stone

Poteva fare a meno di una moglie, di una casa, di bambini; poteva fare a meno dell'amore, dell'amicizia, della salute; poteva fare a meno della tranquillità, degli agi, del cibo; poteva perfino fare a meno di Dio. Ma non poteva fare a meno di una cosa ch'era più grande di lui, di una cosa ch'era tutta la sua vita: la capacità e la gioia di creare. Che penna magnifica quella di Irving Stone. Famoso per  Il tormento e l'estasi , biografia romanzata di Michelangelo, questo autore è secondo me meno noto di quanto si meriterebbe. Ho preso questo libro in un Libraccio di Mantova a 3 euro, una vecchia edizione - pesantissima! - della dall'Oglio del 1967. Una meraviglia! Ma è stato ripubblicato da Corbaccio nel 2013, per cui non ci sono ostacoli alla lettura di questa perla.  I suoi quadri erano intrisi di sole, bruciati dal sole, conciati dal sole e spazzati dal vento. La biografia romanzata ripercorre tutta la  vita di Van Gogh , a partire da prima ancora dalla scoper

I miei giorni alla libreria Morisaki, di Satoshi Yagisawa

Avevo bisogno di un romanzo-staccacervello per passare delle ore di relax in un momento intellettualmente impegnativo. Ho fatto bene a leggere I miei giorni alla libreria Morisaki . Carino, scorrevole, si legge in un soffio. In perfetto stile nipponico ci si lascia trasportare da una storia semplice, scritta in modo semplice e sottile da Satoshi Yagisawa , e si vaga tra le strade di Tokyo come fossero casa nostra. E il quartiere Jinbōchō è un angolo di Paradiso per i lettori e leggerne le descrizioni fa venire voglia di saltare su un aereo... anche se è decisamente più facile andare a Port'Alba... 😄  Da queste parti ogni libreria ha la sua specializzazione. C'è chi vende solo testi accademici e chi solo copioni teatrali. Alcune librerie sono davvero particolarissime, per esempio quelle che vendono vecchi albi illustrati o raccolte di fotografie. In tutto il mondo non c'è un quartiere di librerie grande come questo. I personaggi sono disegnati con pochi tratti, ma ne se c

La portalettere, di Francesca Giannone

  Premio Bancarella 2023. L'ha vinto. Eh sì! Con 172 voti su 179. Il perché è per me un mistero. Non avendo letto gli altri non posso certo giudicare, ma dovevano essere veramente una delusione visto il successo de La portalettere di Francesca Giannone (non ho trovato la motivazione ufficiale da nessuna parte. Se qualcuno l'avesse letta lo prego di contattarmi e comunicarmela). Per carità, si fa leggere, è carino, i personaggi sono tratteggiati bene, la trama è avvincente... però... dai... il clamore intorno a questo libro mi sembra veramente fuori misura, a tratti assurdo.  Innanzitutto c'è a mio parere una grande confusione per quello che riguarda la “classificazione”: ho sentito parlare di romanzo storico. Oddio, di romanzo storico ha il fatto di essere ambientato nel passato, certo, durante un periodo importante e controverso ma molto poco dice dell'epoca, in realtà, a parte cenni ai costumi e alla mentalità. I grandi fatti storici sono solo accennati, non si sent

Gli occhi dei bambini, di Enrica Ferrazzi e Maria A. Stocchino

Espressivi, limpidi, spalancati sul mondo. Gli occhi dei bambini sono uno strumento imprescindibile per il loro futuro. Oltre a tutto, senza una buona vista, non c'è lettura, non ci sono libri, né illustrazioni, né scrittura. Eppure, a differenza di altri sensi, non sempre è facile accorgersi di una visione imperfetta o parziale. Le parole per dirlo non sono semplici, specie se certi difetti sono presenti già alla nascita.  Oltre a questo, va sottolineato come spesso al bambino vengano offerti strumenti che stressano la vista. Accomodare oggetti ravvicinati, mobili e luminosi, come accade coi tablet e coi cellulari, mette a dura prova un apparato oculare che non sa autoregolamentarsi. Spesso, per distrazione o non percezione del problema, si sottovaluta l'impatto con strumenti che solo fino a qualche anno fa erano totalmente sconosciuti ai piccolissimi.  Colma dunque un'importante lacuna questa guida edita da Sonda , dedicata al benessere visivo dei bambini. L'ha redatt

Ally nella tempesta, di Lucinda Riley (ciclo Le Sette Sorelle 2)

 Questo secondo capitolo di Le Sette Sorelle conferma quello che dico spesso: non è sempre necessaria una grande scrittura per rendere un libro un piacevole compagno di vita quotidiana. Questo libro è scritto direi maluccio, tradotto un po' alla carlona, pieno di refusi, errori grammaticali («stomachi» invece di stomaci mi ha fatto un po' tremare le vene ai polsi), verbi non sempre coniugati nel modo migliore, ma... è quel “ma” che spinge a leggerlo come fosse una bevuta. Perché, onestamente, la storia è veramente gustosa. Un po' inverosimile, scritta di lungo, ma molto molto gustosa.  Comincia come cominciava il primo, anche se con meno descrizioni di Atlantis , del giardino e senza gli spiegoni sulle Sette Sorelle, la pietra armillare eccetera... Ally è in mare, durante una regata con il suo compagno skipper  Theo , quando riceve la notizia della morte di Pa' Salt. Di corsa torna ad Atlantis, la lussuosa villa di famiglia vicino a Ginevra, dove trova Marina ( Ma'

Bournville, di Jonathan Coe

  Tutto cambia e tutto resta uguale. Non riesco a dire se mi è piaciuto o no. Certo non ha la potenza di La famiglia Winshaw , questo è indubbio. Ma è molto migliore di altri suoi romanzi più recenti. Sottile, quasi sussurrato. Penso che Jonathan Coe – da sempre tra i miei autori favoriti – si sia, giustamente, fatto allettare dall'occasione narrativa della pandemia di Covid del 2020. Che però, da bravo romanziere qual è, utilizza solo come pretesto per fare una riflessione sul passato e presente dell'Inghilterra, sulle sue contraddizioni, sulle sue mille anime, sulla sua coscienza politica al di fuori e al di dentro del Paese. Fa parte, infatti, di una serie di suoi romanzi connessi in qualche modo e che Coe ha intitolato Unrest : Expo 58 (che mi è piaciuto poco), La pioggia prima che cada (che mi è piaciuto molto) e Io e Mr Wilde (che è commentato qui sul mio blog ). Il tempo che passa è indubbiamente il protagonista di Bournville , che si svolge nell'omonimo sobborgo