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La ferocia, di Nicola Lagioia

Trovo molto difficile scrivere un commento su questo libro di Nicola Lagioia , e non capisco perché. Mi è piaciuto moltissimo lo stile di scrittura, il modo che ha Lagioia di alternare il passato e il presente nello stesso dialogo, in un perfetto montaggio filmico; il disegno di tutti i personaggi, in primis Michele; la crudeltà della storia che trasuda dalle righe senza mai essere esibita... Però non capisco cosa mi stona. Forse il fatto che mi è sembrato un déjà vu , come se il libro fosse un melange  di altri autori, tipo Capote o la Oates o Franzen o Puzo, come se La ferocia non avesse un suo stile proprio, forte. Eppure non è così, è scritto benissimo, sviluppa la storia con molta chiarezza, mescolando gli stili del giallo e del romanzo di famiglia, ma come se fosse un reportage. Un gran libro, insomma. Un meritatissimo Premio Strega (una volta tanto). Eppure... eppure non lo so. Veramente. Non riesco a spiegarmelo, ma è così. Comunque: la storia si svolge in Puglia, tra Bari e
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I miei stupidi intenti, di Bernardo Zannoni

Canta solo di un animale e dei suoi stupidi intenti. - Solomon Sempre curiosa di leggere novità e scrittori giovani, mi sono fatta tentare dall'ultimo Premio Campiello, I miei stupidi intenti , del venticinquenne Bernardo Zannoni , considerato un po' un fenomeno della letteratura contemporanea. Che dire? Premio meritatissimo, anche se forse chiamarlo "fenomeno" è un po' prematuro, di certo è sulla strada giusta per diventarlo. Il suo è infatti un libro intenso, profondo, curioso e molto maturo. E, incredibilmente per un ragazzo così giovane, molto elegante.  I miei stupidi intenti è un diario, o meglio un libro di memorie, scritto da Archy , una faina che, perso il padre in una fredda notte d'inverno si trova a vivere con i fratelli e la madre violenta. Per una serie di vicende - tra cui l'amore per sua sorella Louise - Archy si ritrova a prestar servizio per la volpe usuraia Solomon , che lo prende sotto la sua ala e gli insegna a leggere e scrivere. Gl

La gatta, di Jun'ichirō Tanizaki

La gatta è un piccolo libro pubblicato nel 1936. Piccolo e dolce. Niente di eclatante. Non sviscera grandi temi, non parla di sociale, o di guerra. Non pretende di dare risposte, né di porre domande. Parla di sentimenti, di amore e di superamento del dolore con la medicina più antica del mondo: le coccole. Shōzō era sposato con Shinako . Poi l'ha lasciata per mettersi con Fukuko (in questo c'è lo zampino della madre di lui). Shōzō adora la sua gatta Llily , che diventa oggetto del contendere tra le due donne. Shinako la rivuole con sé per riavvicinarsi al marito e scrive una lettera a Fukuko per convincerla che deve essere gelosa di Lily, perché il marito la preferisce a ogni donna. Così Fukuko convince Shōzō a disfarsi di Lily e a riportarla dalla sua ex moglie. Shinako inizia così la convivenza con la micia (ormai anziana) e scopre un amore che non pensava potesse esistere; un calore e una compagnia sublimi… e inizia a comprendere l’ex marito. Le pagine sull'avviciname

I love shopping, di Sophie Kinsella

I pregiudizi sono una brutta cosa. Non ho letto I love shopping finora perché pensavo fosse una stupidatina frivola e scritta in modo mediocre. Ripeto, brutta, brutta cosa i pregiudizi. In un momento di estrema stanchezza intellettuale lo prendo in mano – prestatomi da una carissima amica – convinta che l'avrei chiuso dopo poche pagine, perché nonostante tutto, comunque non mi va di leggere brutti libercoli vanesi. E invece... la vanesia sono io!  Ovviamente non parliamo della Oates o di De Lillo, né di Levitt, ma Sophie Kinsella riesce a restituire l'idea di una società dei consumi malata con il sorriso e la spensieratezza di un romanzo leggero e fresco, che sia benedetta! «Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore». Sebbene Rebecca Bloomwood , la protagonista di I love shopping , giornalista economica di  Far fortuna risparmiando (!), di macigni sul cuore ne abbia tanti; tanti come

La figlia ideale, di Almudena Grandes

     Sono pochi      [...]      Ovunque occhi strabici,      cornee torturate,      implacabili pupille,      retine reticenti,      spiano, sospettano, minacciano.      Resta forse la soluzione di camminare da solo,      di svuotare l'anima di tenerezza      e riempirla di astio e indifferenza,      in questo tempo ostile, propizio all'odio.                                    Ángél González, Trattato d'urbanistica (1967) Ho letto meraviglie di quest'opera ultima di Almudena Grandes , che ci ha lasciati troppo presto, e avevo molte aspettative. Devo dire che rispetto a Malena e Gli anni difficili , l'ho trovata meno bella, con una trama un po' macchinosa e una scrittura meno densa. Ed è proprio la sua scrittura così piena, così coraggiosa nell'essere descrittiva e a tratti lenta che mi è mancata ne La figlia ideale . La trama è semplice: Germán Velasquez Martín, Maria Castejón Pomeda e Aurora Rodríguez Carballeira si ritrovano, per diverse vicende, al mani

La figlia dello straniero, di Joyce Carol Oates

Ho letto solo quattro romanzi della prolifica (per fortuna) Joyce Carol Oates , e devo ammettere che questo La figlia dello straniero  per ora è quello che mi ha convinta meno. La scrittura è sempre notevolissima; amo la crudezza e la straordinaria potenza con cui disegna i suoi personaggi e gli ambienti in cui agiscono; amo le descrizioni dell'America provinciale e gretta che tratteggia sempre. E amo il modo che ha di raccontare storie tremende, senza nascondere niente del tremendo vissuto che agita gli animi e le vite dei suoi protagonisti. Tutto questo la rende indubbiamente una delle scrittrici più interessanti del panorama letterario mondiale. Ma in questo caso specifico, ho trovato il romanzo un po' prolisso. Grande certo, ma prolisso.  Nel regno animale i deboli soccombono presto. Quindi non possiamo mostrare la nostra debolezza, Rebecca. Non possiamo permettercelo.  La figlia dello straniero è Rebecca Schwartz (Schwart in America), nata su una nave appena attraccata al

Verso il paradiso, di Hanya Yanagihara

  Difficile eguagliare un capolavoro come Una vita come tante . A maggior ragione superarlo. Riuscire a entrare tanto in un personaggio da renderlo così empatico e indimenticabile come Jude. Quindi questo Verso il paradiso , ultimo lavoro di Hanya Yanagihara , a mio parere, è un po' più debole (ancorché completamente diverso), un po' meno "completo" - letteralmente visto il finale molto aperto (forse un po' troppo...). Ma la scrittura è sempre bellissima, i personaggi affascinanti, la storia molto interessante e particolare. Faccio una brevissima parentesi sulla struttura del romanzo e sulla trama (visto che in Internet in mille siti e blog si trova la sinossi completa non mi dilungherò). Il romanzo è diviso in tre libri, e la vicenda di ogni libro si svolge in un periodo diverso, ma con elementi ricorrenti di luogo e personaggi: Washington Square a New York e le Hawaii ; i nomi dei personaggi che di volta in volta intrecciano relazioni diverse, ma hanno caratte