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Julie, di Ida Amlesù

  Amiamo leggere le avventure dei cavalieri perseguitati, esuli che tentano di tornare alle proprie dimore. Eppure, quando a farlo non è un paladino, ma una persona – una donna –, la tormentiamo. Julie d'Aubigny è stata una fuorilegge, è stata imprigionata, ma si è liberata ed è rientrata a Parigi. E qui ha deposto la spada per consacrarsi all'arte. L'avete vista tutti a teatro, l'avete sentita cantare. La sua voce è un miracolo. Non ne esiste un'altra uguale.  Alexandre Dumas si è reincarnato in una donna e si è intriso di scrittura contemporanea. Ida Amlesù , attraverso Julie, racconta una storia d'altri tempi con la penna affilata e poetica dei nostri giorni, scandagliando un tema antico ma tremendamente alla ribalta: l'appartenenza a un genere sessuale. Ma, seppur questo sia il tema per cui si parla molto di questo libro, non è quello che mi è interessato di più. Il travestitismo è infatti, qui, un mezzo, non un fine.  Esistono sei strade per la donna c
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Dentro la vita, di Luciana Boccardi

Dopo La signorina Crovato , in Dentro la vita troviamo Luciana alle prese con la sua vita da adulta. I problemi in famiglia sono sempre la sua prima preoccupazione: il padre è molto malato e la sua fine sembra ormai prossima; la madre è preoccupatissima per la sempre più precaria situazione economica, che è anche l'ostacolo all'assecondare il desiderio del figlio Giorgio di studiare ingegneria. Luciana è quindi costretta a lavorare come una pazza, tra il lavoro in Biennale e altri mille lavoretti di dattilografia a casa di personaggi importanti della storia culturale italiana. Nelle sue peregrinazioni professionali conosce Virgilio Boccardi e tenendo conto del cognome dell'autrice, è abbastanza facile indovinare il ruolo che il ragazzo avrà nella sua vita, anche se la storia è più curiosa di quello che si potrebbe pensare...  Lo stile della Boccardi si fa più giornalistico che nel primo libro. Molto dettagliato quando parla di lavoro e dei numerosi personaggi che incont

Lo Sbarbato, di Umberto Simonetta

Umberto Simonetta è conosciuto principalmente come drammaturgo e come paroliere di Giorgio Gaber con, per esempio,  Il Riccardo e La ballata del Cerutti ; suoi sono Mi voleva Strehler (il mitico monologo portato in scena per anni e anni da Maurizio Micheli) e Sta per venire la Rivoluzione e non ho niente da mettermi : testi mitici, diventati archetipici di un periodo, di un genere teatrale e di un territorio, la Milano del Piccolo Teatro e delle sue mille luci, di una nuova concezione del teatro e dell'arte. E mitici furono gli anni Sessanta, in cui tutto sembrava possibile, in cui si voleva riformare la scena, la vita intellettuale tra i cittadini, in cui la cultura al centro della vita sembrava davvero un obiettivo raggiungibile. Ma anche anni di grandi divari sociali e generazionali, di delinquenza e di bar malfamati. E il bar diventa a sua volta luogo archetipico di incontro/scontro, in cui lo Sbarbato incontra il Mangia . Due ragazzi agli opposti: Mario, liceale, appartene

Metà di un sole giallo, di Chimamanda Ngozi Adichie

Rosso era il sangue dei fratelli assassinati nel Nord; nero era il lutto per la loro morte; verde, il colore della prosperità a venire del Biafra, e infine, la metà di un sole giallo indicava la gloria futura del Paese. Il mondo taceva mentre noi morivamo . Così si intitola il libro che l'inglese Richard Churchill, uno dei protagonisti, vuole scrivere come testimonianza dei suoi anni vissuti nel Paese adottante, la Nigeria. In questo titolo c'è tutto e potrebbe essere il sottotitolo di Un mezzo sole giallo . C'è tutto il dolore, l'illusione, la ferocia di un Paese dilaniato dal suo interno come il parto cesareo di un bambino-mostro che per respirare la sua libertà ha bisogno di dilaniare il ventre della madre. Ci sono le urla di sofferenza di fratelli che uccidono fratelli, di uomini che diventano macchine di morte, di creature ormai disumanizzate che non sanno più distinguere il bene da ciò che è ancora più del male, è oblio. È la guerra civile, la peggior forma di gue

M - Gli ultimi giorni dell'Europa, di Antonio Scurati

Questo post è di Antonella Cicalò Danioni , che ospito con piacere sul mio blog perché dà un parere su un libro che ho amato moltissimo e ritengo possa essere commentato da lei in modo molto efficace. M. Come Male? Come Mostro? Francamente era stufa (e sono) delle semplificazioni e delle similitudini che sono le rampolle predilette di ogni disinformazione. Con l'avvento del nuovo governo le bimbette sono tornate in auge e sgambettano in ogni direzione. A me interessava in particolare il periodo in cui il consenso per il Duce si estende al F ü hrer, e ancora, la liaison dangereuse – ah, quante lettere! – tra Mussolini e Hitler si consolida. Forse per sdrammatizzare l'impegno nei confronti del testo da parte del lettore, Antonio Scurati definisce M - Gli ultimi giorni dell'Europa (terzo libro di una prevista quadrilogia) definisce «romanzo» e tale pare l'inizio, dove un tormentato professore, tal Ranuccio Bianchi Bandinelli , almanacca sulla possibilità di ucciderli

Quella sporca dozzina +2. I più amati del 2022

  Ed eccomi anche in questo finire di 2022 a fare una mia minilista molto personale dei libri che più ho amato nel 2022. Non sono un'insegnante, per cui non do voti; non sono un ente regionale, per cui non assegno stelle. Mi piace solo dare consigli e questo farò.  Che il 2023 regali sempre più libri da amare e quindi sempre più cibo per l'anima e il cervello. Quest'anno sono 2 più dell'anno scorso!  Più di ieri, meno di domani...  Comincio (in ordine di lettura, non di merito):  - L'OTTAVA VITA (PER BRILKA), di Nino Haratischwili.  Consigliato a chi ama i libri lunghi, che percorrono molti anni e a chi è curioso di conoscere culture così vicine, ma anche così lontane dalla nostra. Leggi qui il post - RACCONTAMI QUALCOSA DI BELLO, di Massimo Vacchetta Consigliato a chi ama le storie vere, commoventi, di animali e persone eccezionali. E anche a chi piace piangere, perché si piange parecchio tra riccetti in difficoltà e lotte per la vita di esseri viventi straordinari

Per il mio bene, di Ema Stokholma

  Amo le donne coraggiose. Quelle che parlano di sé senza remore, senza paletti, accettando il proprio bene e il proprio male e proponendoli entrambi al mondo a testa alta. Così ho trovato Selvaggia Lucarelli in  Crepacuore , così trovo Ema Stokholma in questo, bellissimo, Per il mio bene . Lei la conoscete tutti, io solo di nome, lo ammetto, ma ho imparato ad apprezzarla durante Ballando con le stelle . Per curiosità ho preso il libro e mi sono trovata davanti una persona completa nonostante i buchi, felice nonostante il dolore, forte nonostante i colpi (letteralmente) ricevuti.  Una madre violenta, malata, che sarebbe stata la prima a dover essere aiutata; una società che non ha saputo riconoscere il male che viveva in quella casa; due bambini (Morwenn/Ema e il fratello Gwendal ) vittime di violenze fisiche e psicologiche che cercano di vivere come se fosse normale pur sapendo che non lo è... Il racconto scorre veloce ed è molto particolare perché, se da un lato si sentono il dolore