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Storie italiane, dal Nord al Sud

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  La saga familiare italiana spopola. E io, da sempre refrattaria a qualsiasi moda, questa volta me ne lascio affascinare e decido di leggere a distanza ravvicinata, una dietro l'altra, tre saghe che hanno fatto molto parlare: il ciclo dei Leoni ( I Leoni di Sicilia e L'inverno dei Leoni ) di Stefania Auci ( intervenuta proprio oggi al Salone del Libro di Torino 2021 ); La casa sull'argine di Daniela Raimondi e Gente del Sud. Storia di una famiglia di Raffaello Mastrolonardo. Lo dico subito, per me tra questi quattro libri c'è una grande disparità: mentre ho trovato scritti benissimo, appassionanti e interessanti i romanzi di Auci e Mastrolonardo, La casa sull'argine mi ha lasciata completamente indifferente. Un libro scritto in modo scorrevole ma un po' mediocre, che racconta una storia semplice e un po' banale di una famiglia che vive a Stellata, un borgo contadino tra Emilia, Veneto e Lombardia . Quella dei Casadio è una famiglia "sdoppiata"

Il racconto dell'ancella, di Margaret Atwood

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C'è una convinzione, che lettura dopo lettura si consolida dentro di me: le aspettative fottono. Scusate il termine, non proprio elegante, ma è l'unico che mi viene in mente. Sì, perché a furia di leggere commenti entusiastici, mirabolanti, a sentire urlare al capolavoro da ogni angolo del globo letterario, si finisce con il pensare che un libro sia un libro eccezionale e che quindi ci dovrà piacere tantissimo, da spellarsi le mani per gli applausi, da piangere di commozione davanti a cotanta beltade. Ecco, a volte invece un libro acclamato da tutti come un capolavoro, ci lascia completamente indifferenti, forse ancora di più che se avessimo pensato di avere tra le mani un libro "normale". Questo è quello che mi è successo con Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood. La totale indifferenza, condita da un po' di noia; non negando, naturalmente il fatto che la Atwood scrive in modo sublime, questo è certo. Ma la storia in sé mi ha lasciata fredda, insoddisf

Usciti di Senna, di Michel Bussi

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Divertente e curioso questo libro di Michel Bussi, uscito nel 2020 ma in realtà scritto nel 2008. Non raggiunge la bellezza di Ninfee nere e Quaderno rosso , che per me sono veri e propri romanzi, al di là dell'etichetta di genere giallo, ma è piacevole e appassionante. L'ambientazione è come sempre curiosa: la Rouen colorata e gremita di gente delle giornate dell' Armada , manifestazione che avviene ogni quattro o cinque anni e che consiste in una parata di velieri d'epoca provenienti da tutto il mondo, che animano le rive e le acque della Senna e che comportano festeggiamenti e bagordi per giorni di fila. Come sempre per i gialli non farò che accennare la trama, perché ogni altro dettaglio è di per sé uno spoiler. Uno dei primi giorni dell'Armada viene ritrovato sul Lungosenna il cadavere di un marinaio appartenente a uno dei velieri in parata, il Cuauhtémoc . Sul posto, il commissario Gustave Paturel , coadiuvato dai colleghi Colette Cadinot e Ovide Stepanu, si

Sorella, mio unico amore, di Joyce Carol Oates

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Una bomba. Questo romanzo è una bomba. Non so neanche, in effetti, se chiamarlo romanzo, perché è un diario – fittizio certo, ma pur sempre un diario, scritto come un diario e pubblicato come tale (con tanto di note all'editore del protagonista). A scriverlo è Skyler Rampike, ragazzo disturbato/tossicodipendente/maniaco ossessivo, possessore delle più svariate patologie psichiatriche - alcune sconosciute ai più (sicuramente ai non-americani) - che vuole lasciare una testimonianza/espiazione della sua vita rovinata/distrutta dalla morte violenta della sorellina di sei anni; una vita vissuta a pensare di essere la fonte del male, di essere marcio, di essere sbagliato. La storia prende ispirazione da un triste fatto di cronaca nera realmente accaduto nel 1996, negli Stati Uniti: l'assassinio in casa sua della piccola reginetta di bellezza di sette anni, JonBenet Ramsey. E anche se l'autrice precisa in una nota in prefazione che «questa è solo un'opera di fantasia e non int

La doppia madre, di Michel Bussi

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Tempo fa lessi Ninfee nere , noir ambientato a Giverny (il paese di Monet), che mi piacque enormemente. Subito dopo lessi Quaderno rosso e anche quello mi piacque moltissimo. La cosa che amo di Bussi è la capacità di dare oltre il giallo per parlare sottotraccia di altro: il rapporto con l’arte e con il tempo, il mondo dell’immigrazione clandestina a Marsiglia, i rapporti familiari e amorosi distorti, il concetto di "prezioso"... E da francofila lo apprezzo ancora di più, visto che ambienta le sue storie in luoghi particolari e poco conosciuti, tipo l’isola delle Réunion, l’isola di Mornesey, i paesi della provincia francese semplici ma ricchi di mistero… Il problema di Bussi è la discontinuità: a libri veramente riuscitissimi ne alterna altri che lasciano un po’ di insoddisfazione, forse perché la particolarità eccezionale di Ninfee nere e Quaderno rosso è difficile da eguagliare e mi hanno creato aspettative molto alte (ah, le aspettative, tomba della creatività). La do

Una donna in guerra, di Roberto Costantini

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Difficilissimo questo commento a un libro che è il secondo di una serie. Rischio di spoilerare non solo questo, ma anche quello precedente, per cui rimando innanzitutto al commento a Una donna normale , primo libro che introduce il personaggio di Aba Abate e apre la strada a tutta la vicenda.  La prima cosa che mi sento di dire è che il libro non finisce e non c'è ancora una data certa di uscita del terzo, per cui se non siete pronti a restare appesi con il fiato sospeso, aspettate a leggerlo. Dopo essermi lavata la coscienza con questo avvertimento, procedo. Protagonisti di Una donna in guerra sono, in gran parte, gli stessi. Aba Abate , impiegata-madre e moglie-spia con lo nome in codice Ice ; suo marito Paolo e i due figli, Cristina e Federico , sempre alle prese con problemi quotidiani di crescita e di vita domestica; il collega di Aba,  Giulio Bonan e suo padre , avvocato divorzista con risvolti di mistero; il capo Maria Giovanna Cordero ; Jane Wesbach , americana agente

Un male necessario, di Abir Mukherjee

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L'ho comprato d'impulso con la promozione Feltrinelli due libri a 10 euro. L'ho comprato attratta dalla sinossi e dalla copertina con l'asinello. Non ho fatto bene, ho fatto benissimo. Abir Mukherjee , britannico di origini indiane, ha vinto il premio letterario Ellis Peters Historical Award con il libro precedente a questo, L'uomo di Calcutta , con protagonista sempre Sam Wyndham , capitano della polizia inglese di stanza nella capitale del Bengala Occidentale. La vicenda si svolge nel 1920, quando Wyndham e "Surrender-Not" Banerjee , sergente indiano, sono testimoni dell'omicidio del principe ereditario Adhir  Singh Sai di Sambalpore a opera di un killer professionista abbigliato e truccato come un seguace di Jagannath, il dio senza braccia e senza gambe, dai grandi occhi, "originario" di Puri (Orissa). Ma, come spesso succede, la religione cela scopi molto terreni. L'indagine porterà Wyndham e Banerjee al Palazzo del Sole di Sambalpore