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Teddy, di Jason Rekulak

Teddy è un bambino inquietante che vive in una casa inquietante e ha due genitori perfetti in modo inquietante - Caroline e Ted . Mallory Quinn è un'ex tossicodipendente in fase di recupero con una sensibilità molto spiccata e un grave trauma giovanile causa della sua dipendenza dalle droghe. Mallory diventa la baby sitter a tempo pieno del bambino inquietante e va a vivere nel cottage all'interno della proprietà della casa inquietante. Ah, cosa fondamentale, Teddy ha un'amica immaginaria, Anya, molto, molto, molto inquietante. Tutto ciò non può andare a finire benissimo.  La base è quella di una gran quantità di film e libri horror. Prendi una persona traumatizzata e problematica di suo, mettila in una casa in cui succedono ogni minuto cose allucinanti, mescola bene il tutto aggiungendo a cascata fatti inspiegabili e terrorizzanti... et voila !: l'horror perfetto! Ahimè, questo è un libro sulla cui trama non si può dire praticamente nulla perché ogni cosa è un impor
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Il miniaturista, di Jessie Burton

Oddio, com'è difficile scrivere qualcosa su Il miniaturista . Me l'ha consigliato un'amica che lo sta centellinando perché non vuole finirlo. La ammiro perché io l'ho bevuto in due giorni. L'autrice ha avuto l'idea del libro dopo aver visto al Rijksmuseum di Amsterdam la Casa delle bambole di Petronella Oortman. Si capisce che  Jessie Burton , americana classe 1982, è un'attrice. Si capisce dal modo che ha di disegnare personaggi e ambienti e di dividere i capitolo come fossero scene di un copione: spazio, clima, numero di personaggi, dialogo. Tutto molto chiaro con entrate e uscite precise, azioni e reazioni, inizio-svolgimento- fine. Ma nonostante la meticolosità della costruzione, la storia risulta liberissima e la narrazione perfettamente ritmica.  La vicenda si svolge interamente ad Amsterdam , nel 1686 in un arco di pochi mesi, ed è complessa, con molti piani che si intersecano e molti temi toccati. Petronella Oortman, Nella , una semplice ragazza dell

Acciaio, di Silvia Avallone

Le cose migliori risplendono di paura. Don DeLillo Piombino è sulla bocca di tutti in questi giorni per via del rigassificatore. Il fronte del “No”, contro il fronte del “Sì”, contro il fronte del “Sì ma”... niente di nuovo sul fronte dell'Italia occidentale, insomma. Ma leggere oggi Acciaio , il libro che ha reso famosa Silvia Avallone con la nomina a finalista del Premio Strega 2010, è quantomai interessante. Perché al di là delle storie personali dei protagonisti, il romanzo punta un faro di terribile luce accecante sulle vicende delle Acciaierie Lucchini di Piombino (prima Ilva, Stet, Deltasider), le stesse che furono a loro volta protagoniste di svariate vicende in anni più vicini a noi. Perché all'amicizia straordinaria ma malsana tra Anna e Francesca ; alla relazione di Anna con Mattia , amico del fratello di Anna, Alessio ; alle storie familiari violente e delinquenziali di Rosa – mamma di Francesca – e Sandra – mamma di Anna – sempre in guerra con i mariti; alle se

Fiore di roccia, di Ilaria Tuti

 Non conosco le rose. C'è invece un'espressione più felice che racconta la tenacia di questa stella alpina: noi la chiamiamo “fiore di roccia”.  Prima Guerra Mondiale, Carnia : Agata è una Portatrice, una donna che – sfidando i passi delle dure montagne friulane – portava cibo, medicine e munizioni sulle spalle, in grosse gerle utilizzate in origine per trasportare i neonati, o i corredi delle spose, ai militari dei contingenti alpini che combattevano contro gli austriaci. È un fiore di roccia.  A volte penso anch'io di essere una gerla: scortecciata dalla vita fino a che è rimasto solo il necessario, incisa da perdite, spellata dal bisogno. Ha un padre moribondo, Agata, e amiche-sorelle con cui condivide la dura vita della montagna in tempo di guerra: Caterina , la vedova;  Maria , la devota; Lucia , la madre-martire per cui ogni vita è più importante della sua; e Viola , la ribelle, la rabbiosa, la vendicativa... E ha un uomo, valoroso, eroico, coraggioso, morale, il cap

La seconda vita di Missy Carmichael, di Beth Morrey

 «Esordio straordinario»,  «caso unico», «la voce della protagonista è unica». Questi alcuni dei panegirici cantati in quarta di copertina citati da The Guardian , The Sunday Times , The Daily Telegraph ... Classifiche dominate in Inghilterra e negli Stati Uniti; diritti contesi che manco fossero le svendite di Penny; i commenti mirabolanti corrono di bocca in bocca decretando un successo planetario. Ora, la mia domanda, semplice e diretta è: ma veramente? Cioè, il libro è carino, scorre, si legge in fretta, è scritto bene, ci sono due o tre “colpi di scena”, anche se molto prevedibili, ma... straordinario? Protagonista unica? Mah, a me sembra veramente un'esagerazione senza senso. Mentre lo leggevo, ho trovato che fosse simile ad altri libri, che sono anzi molto più belli, secondo me: ho pensato a L'uomo che metteva in ordine il mondo e a Britt-Marie è stata qui  di Fredrik Backman; a Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman; a Cambiare l'acqua ai fiori di Valéri

Un cuore nero inchiostro, di Robert Galbraith

  È impossibile scrivere qualcosa sulla trama di questo ultimo (il settimo della serie), bellissimo lavoro di Galbraith/Rowling senza spoilerare. Impossibile. Succedono talmente tante cose incatenate, misteriose; i colpi di scena si susseguono talmente velocemente e da subito che qualsiasi cosa si dica risulterebbe inopportuna. Per cui mi limiterò a una brevissima sinossi: quando Edie Ledwell entra nell'ufficio dell'agenzia di Cormoran Strike e Robin Ellacott per chiedere aiuto, Robin capisce che si tratta di qualcosa di grosso. Edie infatti, creatrice di una serie di successo, Un cuore nero inchiostro , che sta per essere prodotta da Netflix, è perseguitata online da un misterioso individuo, Anomia ( lett. l'assenza o mancanza di norme), creatore a sua volta di un gioco online ispirato alla serie, Il gioco di Drek . L'agenzia è sotto pressione, con troppi casi aperti e poco personale. In più, l'arto mancante di Cormoran fa le bizze e Robin deve cambiare casa. E

Tre gocce d'acqua, di Valentina D'Urbano

 Un libro stupendo. Che mi ha lasciata una sensazione come di polmone perforato. Ma anche un vuoto alla base del diaframma, che è sollievo e gioia, nonostante il dolore. Di Valentina D'Urbano avevo letto Quella vita che ci manca e mi era piaciuto, sì, ma l'avevo trovato mediocre, poi visti i tanti commenti molto positivi che ho trovato in giro, le ho dato una seconda possibilità: e ho fatto non bene, benissimo! Attraversare le cose senza lasciarsi attraversare. Celeste , Pietro e Nadir sono fratelli. No, non tutti tra loro: Pietro è fratello sia di Celeste che di Nadir, ma Nadir e Celeste non sono fratelli fra di loro, non hanno nessun gene in comune, mentre Pietro ha il gene di tutti. Quindi, Pietro è il trait d'union di tutti e tre, la summa , la crasi di due caratteri completamente diversi, ma ugualmente distorti, che in lui si sublimano in un essere umano complesso, profondo, unico. Conoscendosi già ragazzini, Celeste e Nadir si passano i sentimenti attraverso Piet