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Il mondo secondo Garp, di John Irving

Nel mondo secondo Garp siamo obbligati a ricordare ogni cosa. Sono molto felice di aver lasciato la lettura di  Il mondo secondo Garp dietro a quella di altri libri di John Irving (premetto che lo trovo un autore fantastico, davvero fantastico e che Hotel New Hampshire lo considero uno dei libri della mia vita). Felice perché, nonostante sia cronologicamente il suo primo capolavoro, Garp riassume i temi fondamentali che si ritroveranno poi, sparsi, nei capolavori successivi: c'è il tema della transessualità (Roberta) di In una sola persona ; il tema della donna e del rapporto con la maternità (Jenny) di Le regole della casa del sidro ; il tema dell'adolescenza e della socialità (Garp e Duncan) di Preghiera per un amico ; e poi ci sono Vienna, l'orso e il tema della ricerca della perfezione nella scrittura di Hotel New Hampshire . Insomma, una sorta di preambolo alla propria poetica questo lungo e bellissimo romanzo di Irving. Jenny Fields , infermiera, «sessualmente sos
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Gli anni difficili, di Almudena Grandes

Almudena Grandes era una maga. Una maga della parola che attira all'interno delle sue storie con la potenza della narrazione. Come Malena, un nome da tango , Gli anni difficili scava nei personaggi per estrarne la carnosa polpa del ricordo e farci assaporare il succo del segreto. Pochi personaggi, potenti, pieni di vita, di carattere e di passato. Juan, Sara, Maribel, Tamara, Alfonso, Andrés, il presente; Charo , Damián , donna Sarita , Vicente , il passato; Nicanor , il traghetto... Nessuna figura marginale, nessun espediente letterario, nessun personaggio-ponte. Gli attori della vicenda agiscono sullo stesso piano, ognuno con la sua dignità di protagonista. Lo stile della Grandes è unico, pregno: frasi lunghe, articolate, ricche di aggettivi, di descrizioni, di incisi, di preziosismi. Una grande scrittura, attenta al dettaglio, senza paura del ridondante, senza paura di affondare il coltello nella grammatica, e soprattutto senza paura della punteggiatura usata fino all'ulti

Una famiglia americana, di Joyce Carol Oates

Eravamo i Mulvaney, vi ricordate di noi?  Questo è il perfetto incipit del terzo libro che leggo di questa straordinaria scrittrice che è la Oates! Situerei Una famiglia americana a metà strada tra quel capolavoro assoluto di Sorella, mio unico amore e Scomparsa , molto bello, ma non potente come gli altri due. Piano piano li leggerò tutti, perché, oltre alla scrittura magnifica, penso che in ogni romanzo della Oates ci sia, chiaro e affilato come un frammento di vetro tagliente, un pezzo di società americana. Una società che continuiamo a cercare di emulare e che spasmodicamente rincorriamo, senza che io riesca a capirne il motivo: una società immatura, malata di protagonismo, con fragilità estreme ed estreme perversioni, venata di violenza repressa, che sfocia in atteggiamenti da bullo.  Questo emerge dai romanzi della Oates, in cui spesso la famiglia si erge a emblema della società tutta, rappresentandone vizi e virtù.  ... i Mulvaney sono stati alla High Point Farm, sulla Hugh Po

Malena, un nome da tango, di Almudena Grandes

Che scrittura splendida quella della Grandes! Ricca, potentemente femminile, densa. Capace di entrare nelle pieghe profonde dell'animo dei personaggi e contemporaneamente costruire una storia saporita e complessa.  Siamo a Madrid negli anni Settanta a ridosso della morte di Franco.  Malena e Reina sono due gemelle che non si somigliano, né nel corpo né nell'anima. Reina rischia di nascere morta perché Malena le ha succhiato via la placenta, non consentendole di nutristi adeguatamente; ma Reina sopravvive, cresce e diventa una donna completa, anche se Malena resta convinta che quello che è successo nell'utero della madre sia colpa sua e pensa di essere maledetta, pensa di essere diversa, pensa di essere guasta. Questo la rende, senza che lei se ne accorga, libera; libera da un certo tipo di sovrastrutture, libera dalle convenzioni, molto più simile alla zia Magdalena , suora fuggitiva che alla madre, donna legata a un certo tipo di tradizioni.  Mentre guidavo per torna

Deserto russo

Come spesso capita, ospito un pezzo di Antonella Cicalò , scritto dopo la lettura di Guerra e pace e Stalingrado . Non proprio un commento ai libri, ma un'ampia riflessione intorno ai temi che legano questi due capolavori alla tragica situazione bellica attuale. Eccolo. Da quando è iniziato il conflitto russo-ucraino ho pensato che il principale problema – per noi che non abbiamo possibilità di intervenire materialmente - fosse in primo luogo comprendere. «Parola facile, pare, ma dalla densità intellettuale impressionante, un movimento fermissimo e deciso. È un contenere che è includere, un capire che è afferrare e una considerazione che riorganizza e ridisegna ogni assetto precedente». In una scomposta canea generale, che prendeva in considerazione al massimo il giorno prima e il giorno dopo, si è capita subito una cosa: l'ignoranza generale di quanto fosse accaduto in quell'area dall'epoca dei… bersaglieri in Crimea. Tra un'invettiva e l'altra abbiamo appreso

Il caso Alaska Sanders, di Joël Dicker

Joël Dicker è il modo migliore per uscire dall' impasse del lettore. Dopo un periodo di stasi, in cui non riuscivo a leggere Guerra e pace per colpa di una stanchezza mentale abnorme, e dopo aver letto qualche libercolo di nessuna importanza di cui non ho tenuto a memoria neanche i titoli né gli autori, per il compleanno mia zia mi ha regalato Il caso Alaska Sanders . Grazie! Era quello che ci voleva. Due giorni di relax e Dicker; risultato: 607 pagine lette in due giorni, senza interruzione se non per mangiare e dormire. Un libro con gli ingredienti perfetti per la ricetta del piatto perfetto con cui riprendere a mangiare: suspense , una storia densa, un linguaggio leggero, il tutto condito da personaggi interessanti, ma senza pretese di psicologismo. E voila! La lettura immersiva è servita! Il commento sarà breve perché qualsiasi cosa dica sarebbe uno spoiler. Due cose veloci sulla trama: per una serie di circostanze, Marcus Goldman e Perry Gahalowood - già incontrati in La

La figlia oscura, di Elena Ferrante

Ok, posso confermare che trovo Elena Ferrante la più discontinua scrittrice vivente. Dopo aver amato il ciclo dell' Amica geniale , apprezzato molto I giorni dell'abbandono e trovato L'amore molesto insopportabile (l'ho mollato!), questo La figlia oscura   rientra nel novero dei libri che mi sono piaciuti meno nella vita. Sarà un commento molto breve perché non so neanche cosa dire. Un grande «boh!» mi si è disegnato in fronte.  Trama: Leda è una donna divorziata, con due figlie che sono andate a vivere col padre in Canada. Alleggerita dalle responsabilità di madre, si prende una vacanza e affitta una casa sul Mar Jonio. In spiaggia conosce una famiglia strana e dall'aspetto delinquenziale con cui inizia un bizzarro rapporto, soprattutto con uno dei componenti: una giovane donna, Nina , con una bambina, Elena , piuttosto capricciosa. Il marito, un uomo ambiguo e volgarotto, va a trovarla solo nel week end. Questo rapporto si fa via via più inquietante, soprattut