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Lungo petalo di mare, di Isabel Allende

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Devo fare una premessa: io non sono un'amante della letteratura sudamericana, e in realtà neanche della scrittura al femminile: ma, non si sa per quale paradossale crasi, amo le scrittrici sudamericane. E insieme alla Serrano e alla Belli, ho una passione per la Allende. Penso che La casa degli spiriti resti il suo capolavoro, ma questo ultimo libro mi è enormemente piaciuto, per come sa parlare dei popoli oltre che delle persone e per come dimostra il legame indissolubile di qualsiasi vita con quello che accade intorno. Vero, erano anni particolarissimi, ma tutti i giorni la Storia del mondo decide delle nostre vite presenti e future. E libri come questo sono fondamentali per comprendere e per imparare, più di tanti libri di Storia... Finita la premessa.  Il «lungo petalo di mare e vino e neve... con un nastro di schiuma bianca e nera» è il modo in cui Pablo Neruda descrive il Cile, il lungo Paese bislungo che "chiude" il Sudamerica. Quel Neruda, che volle portare i pro

L'arminuta, di Donatella Di Pierantonio

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 Lo dico subito: non mi sono strappata i capelli. Anzi. Ho letto L'arminuta  di Donatella Di Pierantonio spinta dall'enorme entusiasmo suscitato da questo romanzo vincitore del Premio Campiello 2017 e tornato in auge dopo l'uscita del suo seguito Borgo Sud , candidato allo Strega di quest'anno. Per carità, è scritto bene, l'ho letto in un giorno e mezzo, la storia acchiappa. Ma... c'è sempre quel "ma" che mi aleggia intorno quando leggo letteratura italiana "molto" contemporanea. Sono pochi gli autori che sfuggono a questo "ma" (Scurati, Fontana, Ammanniti, Ferrante...).  La storia è molto semplice: l'arminuta, che significa in dialetto abruzzese «la ritornata», torna in seno alla famiglia di origine, di cui non conosce nemmeno l'esistenza, e da cui era stata allontanata per varie cause legate all'indigenza della coppia dei genitori naturali. Il passaggio è durissimo: lei, abituata dalla famiglia "affidataria"

Solo il tempo lo dirà, di Jeffrey Archer (primo libro della saga dei Clifton)

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Una cosa a caldo: voglio il secondo subito!!! Ho iniziato la saga dei Clifton dopo aver letto un commento su un gruppo di lettura e, per curiosità, ho preso questo primo volume - Solo il tempo lo dirà - in biblioteca. Adoro il genere: storie personali di famiglie inglesi a partire dagli anni Trenta si intrecciano alla Storia del mondo che sta per precipitare nell'incubo della Seconda Guerra Mondiale. Due famiglie, una ricca e influente, i Barrington , l'altra di umile estrazione e al servizio della prima, i Clifton , si ritrovano a condividere un comune destino, tra affari, crimini, amicizia e amore.  Il libro è succulentissimo. Ci sono tutti gli ingredienti dell'intrattenimento à la Downton Abbey. L'autore, Jeffrey Archer , classe 1940, ha avuto una carriera politica, candidato sindaco di Londra e scrive con uno stile elegante e modernissimo, con molto dialogo, accuratezza di analisi psicologica dei personaggi e descrizioni fedeli e interessanti della vita scolastica

Una donna normale, di Roberto Costantini

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  Roberto Costantini non mi delude mai. Mai. Dopo aver divorato la Trilogia del male e tutti i libri con Balestrieri, anche Una donna normale mi ha tenuta sul divano a consumarmi occhi e cervicale fino a che non l'ho finito.  Naturalmente accennerò solo la trama perché qualsiasi approfondimento è già spoiler, per cui mi limiterò a dire che la donna normale del titolo è Aba Abate , quarantenne, moglie e madre di due figli adolescenti, efficiente e dedita alla famiglia, che però è anche Ice , agente segreto freddo e calcolatore, cresciuta da un padre a sua volta agente che l'ha educata alla prudenza - la sicurezza prima di tutto - e sotto la regola ferrea del «prima di qualsiasi questione personale viene il bene comune». Aba si trova quindi a essere Ice durante la gestione delicatissima di una minaccia all'Italia - e quindi ai suoi figli - senza poter rivelare a nessuno, neanche alla sua famiglia, la sua identità nascosta. In missione tra Libia, Francia e Niger, rischia quot

Prima di noi, di Giorgio Fontana

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Un grande romanzo, così mi sento di definire Prima di noi di Giorgio Fontana . Un grande romanzo in cui la Storia del nostro Paese scorre tra le pagine parallela e intrinsecamente legata alla storia della famiglia Sartori, friulana di origine e lombarda di adozione, che attraverso le generazioni ci conduce in modo avventuroso e profondo tra le pieghe del nostro passato, del nostro presente e, in parte, del nostro futuro. La vicenda inizia durante la Grande Guerra, con Maurizio Sartori  che, disertore, troverà rifugio presso una famiglia in Friuli, che diventerà, suo malgrado la sua. Figli, che diventano padri, che diventano nonni, in un susseguirsi di storie personali che fanno parte di un unico grande corpus : la storia dell'essere umano. Grande Guerra, Seconda Guerra Mondiale, i partigiani, la Ricostruzione, le lotte operaie, gli Anni di Piombo, la lotta armata, l'anarchia, gli anni Ottanta, il berlusconismo, il vuoto politico e sociale, la fuga verso l'estero, il nostro

La lacrima del diavolo, di Jeffery Deaver

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Adoro Deaver, per svariati motivi, ma più di tutto perché è l'autore in cui mi "rifugio" quando voglio leggere qualcosa che mi faccia staccare totalmente il cervello, ma con qualità. Ho letto quasi tutto, soprattutto della serie di Lincoln Rhyme/Amelia Sachs e della serie di Kathryn Dance. Amo le serie con personaggi ricorrenti e penso che in questo Jeffrey Deaver sia tra i migliori (come anche Fred Vargas con Adamsberg e i Tre evangelisti e Michael Connelly con Bosch). Questo libro, La lacrima del diavolo , invece, è fuori da una serie, anche se Rhyme e Sachs compaiono in un cammeo in cui danno delle indicazioni utili all'indagine per telefono, come se Deaver volesse sempre fare rientrare tutto il suo lavoro in un unico flusso, cosa che fa spesso, che mi piace moltissimo e che trovo interessante per dare continuità a una produzione così vasta e varia. La cosa eccezionale è che  La lacrima del diavolo l'ho letto (li ho letti tutti), ma non mi ricordo una virgola

Canone inverso, di Paolo Maurensig

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Ho letto Canone inverso sull’onda dell’entusiasmo per La variante di Lüneburg e non sono rimasta delusa, anzi, ma… Sì, c’è un “ma”, anche se premetto che mi è piaciuto moltissimo. Andiamo con ordine. Anche in Canone inverso la narrazione procede per scatole cinesi con punti di vista differenti e flashback. Protagonista assoluta del libro è la Musica , che da arte diventa vita, che diventa metafora di meccanismo del pensiero (così come il gioco degli scacchi è stato per La variante ). Anche qui Maurensig gioca con i generi (il mistery, il giallo, il romanzo psicologico) e usa un linguaggio primonovecentesco che crea un’atmosfera perfetta per immergersi nel mondo dell’arte musicale del periodo prebellico. Come per La variante non è importante essere esperti di scacchi, così non essere particolarmente esperti dell’arte musicale, non preclude l’enorme piacere della lettura di Canone inverso , ma, appunto, ma… La trama è semplice: un uomo acquista a un’asta di strumenti musicali da Christ