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L'isola sotto il mare, di Isabel Allende

L'isola sotto il mare, di Isabel Allende

L’isola sotto il mare è la Guinea. Siamo a fine Settecento – la storia inizia nel 1770 –, durante la bruttissima epoca dello schiavismo nelle colonie, quando l'America era ancora dei nativi ma le avide e arroganti mani dell’Occidente avevano già strangolato la libertà umana. 

Tarité, Tété, è nata schiava e finisce a essere di Toulouse Valmorain diventato possidente suo malgrado di una tenuta a Saint-Domingue. Personaggio controverso, perché da un lato soffre della crudeltà inflitta agli schiavi da parte del suo attendente, Prosper Cambray, dall’altro tratta Tarité come una pezza da piedi, la violenta a undici anni, dà via il figlio avuto da lei “cedendolo” all’ex amante Violette Boisier – bellissimo personaggio, nera, prostituta, sposa di Étienne Relais, capitano dell’esercito – e anche se non la frusta mai le infligge umiliazioni profonde. Figlio del suo tempo, sicuramente, schiavo a sua volta di convenzioni e atteggianti obbligatori per il suo censo. Ma non sembra gli dispiaccia poi più di tanto. Sarà anche schiavo di qualcosa ma certo le frustate lui le dà non le riceve. 

Il romanzo racconta quindi la vita di Tarité, le sue lotte, le sue vittorie, il suo amore per Gambo (La Liberté), combattente ribelle degli schiavi, e per Zacharie, che allieterà la sua vecchiaia. Racconta dei suoi figli, Jean-Martin, dato in adozione, e Rosette, bella e determinata. E poi dei personaggi secondari che per lei secondari non sono: il dottor Parmentier, sposato in segreto con una nera, Adèle; la moglie di Valmorain, Eugenia García del Solar, che mette al mondo il prezioso figlio del padrone, Maurice, e che sarà alla fine la sua spina nel fianco, quello che scompagina le carte; Sancho, cognato libertino e stravagante di Valmorain; Hortense Guizot, la seconda moglie di Valmorain, altezzosa, invidiosa e perfida, che sarà causa del mancato lieto fine... Una carambola di storie e personaggi degna di un feuilleton, scritta con la grazia e la potenza delle grandi scrittrici, quale la Allende indiscutibilmente è.

Raccontato in terza persona, è intervallato da capitoli scritti dalla mano di Tété, che ci racconta il suo punto di vista, la sua coraggiosa e battagliera personalità, che la renderà libera e indipendente, povera e stremata pur di non essere più schiava, e poi donna libera e indipendente, affiancata dalle amiche Violette e Adèle, che ci raccontano di una solidarietà e sorellanza al femminile veramente speciale.   

Il contesto storico, come sempre nei libri di Isabel Allende, è disegnato benissimo, in modo potente e crudele, senza fare sconti né agli schiavisti né a chi avrebbe voluto un mondo diverso ma non ha mosso un dito per cambiarlo, comodo e beato in mezzo ai propri privilegi. E la vicenda di Tété viene usata per tratteggiare la vita delle schiave e le mille crudeltà a cui erano sottoposte: erano amanti dei padroni, cosa risaputa e accettata da tutti, ma non potevano goderne i privilegi e i figli non potevano essere riconosciuti; vivevano senza stipendio, perennemente sotto ricatto, non avevano niente di proprio, in cambio di cosa? Di protezione? Ma protezione da cosa? Dalle stesse persone che offrono loro protezione, in un circolo vizioso che prima o poi era destinato a scoppiare. Ma anche quando Tété si trova in America, libera ma pur sempre ancora schiava sotto ricatto morale, non è che le cose siano diverse. E perché, oggi lo sono? Sì, certo, in parte sicuramente sì. Diciamo che non è più accettato dire in pubblico che i neri sono animali senz’anima, senza cervello, senza dignità, anche se molti lo pensano; Diciamo che violentare e poi disfarsi dei figli delle vittime non è più accettato socialmente; anche se dipende da chi sei. Diciamo che non è più permesso possedere una persona; anche se chi sfrutta chi non ha scelta non è molto diverso...

Non c’è nulla di tanto pericoloso come l’impunità, amico mio, è allora che la gente impazzisce e si commettono le peggiori atrocità, non importa il colore della pelle, sono tutti uguali. Se lei vedesse quello che ho visto io, metterebbe in dubbio quella superiorità della razza bianca di cui tante volte abbiamo discusso.

Insomma, siamo sicuri sia cambiato poi così tanto questo mondo che da sempre si divide tra chi ha e chi non ha? E veramente non conta più se sei nato bianco o nero, a New York o a Marrakech, maschio o femmina? C’è stata davvero una liberazione? Per chi? Dopo questo romanzo sarebbe interessante leggere (rileggere!) Via col vento... 

Sicuramente fa pensare e lascia una sensazione di irrisolto. Ma Tarité è una donna moderna, fiera, coraggiosa, nata per danzare e per amare. Peccato che non ci sia un lieto fine pieno. Perché anche se la gioia attraversa la sua vita, sulla bilancia il piatto che pesa di più è quello del dolore... fino alla fine...

L’isola sotto il mare, di Isabel Allende, Feltrinelli, 2024 (2009), 426 pagine. Traduzione di Elena Liverani

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