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A Londra non serve l’ombrello, di Francesca Sangalli

 

A Londra non serve l'ombrello, di Francesca Sangalli

È importante ridimensionare, ritrovare il senso delle piccole cose di questo momento, sentire come il nostro nido sicuro non sarà a prova di catastrofe ma certamente ha un calore che mi sono conquistata e guadagnata. E bisogna difenderlo, anche dall’autoboicottaggio, bisogna proteggerlo senza arrendersi.

Non ho mai cercato me stessa nei libri; non mi è mai interessato, anzi; ho sempre cercato punti di vista differenti, personaggi differenti, esperienze differenti. In questo caso invece ci sono trovata a empatizzare moltissimo con Francesca Sangalli, le sue paure e i suoi desideri, pur nelle umane differenze... e mi è piaciuto molto, mi sono sentita in qualche modo capita, come se il suo percorso potesse essere in qualche modo il mio, anche se sotto altre forme. La spinta a cambiare, spostare la prospettiva, fare cose nuove, testare i propri limiti... pur avendo il culo di piombo. Io ce l’ho bello pesante e probabilmente non andrei a vivere all’estero per tutta una serie di problematiche psichiche mie tra cui, preponderante, un grande attaccamento alla mia famiglia di origine, agli amici e a un lavoro a cui tengo moltissimo. Ma, detto questo, non ci sono solo i trasferimenti come rimedio per cambiare routine.

Sangalli a un certo punto della sua vita capisce che è giunto il momento di fare qualcosa di veramente “drastico”. Dopo aver preso un gatto – una gattina, Pepita, stupenda – come ansiolitico, dopo notti insonni, dopo lunghi colloqui – a tratti surreali – col terapista, dopo aver capito che in parte è nel pieno di una crisi post-quaranta... una possibilità le si staglia salvifica davanti al naso: trasferirsi per qualche mese a Londra!

Primo scoglio da superare, la sua famiglia: ma marito e figlio sono d’accordo. Secondo scoglio da superare, il lavoro: lo può fare anche da là. Terzo scoglio da superare, come far sconfinare la gatta-farmaco: non è facile, ma fattibile... Ultimo, il più grosso scoglio da superare, la propria paura: con marito, figlio, gatta, comprensione e prospettiva di guarigione: si fa!

Il nido viene ricostruito Oltremanica, così come la quotidianità, le amicizie, gli stimoli, con un’intera città, bellissima, da scoprire. Non basteranno la Brexit, la lingua ostica, i pregiudizi inglesi verso gli stranieri, morte della Regina a fermarla. Chilometri consumati, cose bellissime da vedere, ristoranti da provare, spettacoli da vedere e concerti da ascoltare, la vita comincia dopo i quaranta, a Londra? Forse no, forse questa è solo una parentesi britannica molto intensa, si ritorna a casa dopo mesi di visuale diversa. L’appartamento a Cambridge Gardens sarà per sempre un secondo nido, che è stato rifugio familiare per qualche mese. I vicini di casa Agne e Jerry resteranno amici per sempre anche se lontani. 

A Londra non serve l’ombrello è un romanzo sereno, divertente, leggiadro. Poteva cadere in mille tranelli: poteva essere retorico o pieno di stereotipi o stucchevole; poteva essere autoreferenziale. E invece, la scrittura sciolta e brillante di Sangalli, la sua deliziosa autoironia, il suo sguardo disincantato da Alice nel paese delle meraviglie, le descrizioni dell’amore per il figlio e l’intelligenza di tenere di avere uno sguardo aperto e non sempre appiccicato al vetro della finestra verso l’interno della casa, scavalca tutti gli ostacoli e corre veloce. Si legge d’un fiato e lascia addosso una bella voglia di partire e scoprire cose nuove. E una sempre più grande voglia di superare i propri limiti, come una parete di roccia da scalare con gioia... anche cadendo. Anzi, proprio la caduta è la vera libertà...

A Londra non serve l’ombrello, di Francesca Sangalli, Giunti, 2025, 350 pagine

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