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Le nebbie di Avalon, di Marion Zimmer Bradley


Cosa ne sarà del Re Cervo quando il re giovane sarà cresciuto? 
Cerco sempre di iniziare l'anno con un fantasy. Non so perché, è una cosa che faccio da sempre in modo naturale. L'anno scorso fu Il gatto che voleva salvare i libri - una sorta di fantasy giapponese - e quest'anno ho optato per una rilettura (terza volta) di un libro che ho pazzamente amato da ragazza: Le nebbie di Avalon è stato il mio primo fantasy, l'apripista alla passione della mia giovinezza. Dopo questo ho letto praticamente tutta la Zimmer Bradley, Terry Brooks, Tolkien naturalmente, e poi Ende, Donaldson, Weis e Hickman, Pullman, il mio amore/odio Martin... fino ad arrivare all'amore della mia vita, il mio salvatore dei momenti più bui, il mio ansiolitico di carta, Harry Potter. Ovviamente ho mescolato un po' tutto nel calderone del fantasy, anche se sono libri e autori molto diversi, sia per stile che per genere. Ma il fantasy lo amo tutto: dal puro all'estremo, dal magico allo storico... 

Trovo la Zimmer Bradley scrittrice discontinua. Molto bello il ciclo di Darkover (che non per niente è il primo), molto meno altri, che tendono a ripetersi e a sbrodolare un po'. Penso ci sia molto "commerciale" nella sua produzione, a partire proprio dal ciclo di Avalon, che è composto da otto libri e di cui Le nebbie è l'unico realmente riuscito. Tutti gli altri sono continue ripetizioni, annacquate e inconsistenti. Grandi delusioni. Ma Le nebbie di Avalon... oh, che meraviglia! Il fantasy, mutuato dalla mitologia britannica, in bilico tra leggenda e Storia, narra le vicende di Igraine e Uter, Viviana la Signora del Lago, re Artù, Ginevra (un personaggio insopportabile, ma meravigliosamente complesso), Lancillotto, i Compagni della Tavola Rotonda, attraverso il punto di vista sacro, quasi una soggettiva di Morgana la Fata, personaggio straordinario, Sacerdotessa dell'Isola di Avalon, sorella di Artù e madre di suo figlio, concepito durante i riti di Beltane. La forgiatura di Excalibur e la creazione del suo fodero intessuto di incantesimi di protezione da Morgana (chi lo porta non perderà mai abbastanza sangue da morire), sancisce il giuramento di Artù di regnare come Grande Re su tutti i popoli e di proteggere Avalon e la sua gente; un giuramento fatto in cambio del trono. Ma l'entrata in scena della regina Ginevra e l'avanzare dell'importanza dei preti cristiani a corte porterà al tradimento dei sacri voti ad Avalon e a tutto ciò che comporta, dentro e fuori le mura di Camelot, dove imperversano le scorrerie sassoni prima e la sempre viva lotta per il trono poi. La trama è complessa, molti sono i personaggi e raffinatissima la scrittura, descrittiva, densa, anche prolissa se vogliamo, a tratti, ma dato il tema è tutto molto coerente. Anche l'ampollosità, che la Bradley utilizza soprattutto nei pezzi in prima persona di Morgana, che chiudono le grandi sezioni in cui è diviso il romanzo. 

Ma il tema veramente interessante è senza dubbio quello religioso. L'avanzare delle credenze cristiane, che spingono Avalon sempre più nelle nebbie rendendola irraggiungibile, è inesorabile e descritto benissimo. Il fanatismo religioso di Ginevra (nella sua ipocrisia) che ha la meglio sulla fedeltà ai sacri riti di Artù, racconta di un mondo che sparisce e di un altro che inizia a prendere il sopravvento, ma soprattutto, di un modo di pensare la vita e se stessi in modo completamente diverso, accompagnandoci a conoscere il genere umano occidentale "moderno", cristiano: un genere umano che comincia a pensare in termini di colpa e peccato, respingendo la naturalità del proprio corpo, rinnegando la propria essenza animale, cercando la purezza dell'anima e considerando empio e demoniaco tutto ciò che non si conosce. Morgana lotta per tenere viva Avalon, per proteggere la sacralità degli antichi riti, per conservare la natura degli oggetti sacri, che però, inesorabilmente, vedrà tramutarsi nei simboli cristiani: la croce, che non è altro che l'ombra sul muro di Excalibur; il Graal, oggetto della Cerca più famosa al mondo, che non è altro che la coppa della Dea... Perché tutti gli dèi sono un unico Dio e gli oggetti magici non sono altro che simbolo della stessa medaglia in cui il dritto e il rovescio dovrebbero convivere e che invece sanciscono la bontà o l'empietà degli uomini. Per i preti, la luce di Dio mangerà definitivamente l'oscurità del paganesimo, decretando l'ascesa imperitura e totale del Cristo chiesastico sulla Dea, sul femminino sacro, la Maddalena. 

Non c'è mente più maligna di quella di una donna perbene... eccettuata la mente di un prete.

Le nebbie di Avalon sembrerebbe un libro sul fallimento: il fallimento di Morgana di tenere Avalon a portata di essere umano; il fallimento di considerare il proprio corpo come fautore di vita e non come fortezza da difendere da un peccato, che è solo nella mente umana; il fallimento di mantenere viva una tradizione che è natura prima di essere etica; ma si vedrà che, nonostante tutto, non è così, perché la Dea opera in modi imperscrutabili e ciò che è sacro troverà sempre il modo di raggiungere la vita dei mortali. E Morgana potrà riposare, insieme a tutte le sue colpe, insieme a tutte le sue conquiste...

È un romanzo bellissimo, che trascende il genere fantasy per toccare temi molto vicini alla Storia e alla sociologia, alla filosofia, alla Storia delle religioni e all'etica. E penso che sia un romanzo più apprezzabile in età adulta, con un bagaglio culturale che consenta di apprezzare tutti i numerosi riferimenti storici che contiene. 

Note a margine: Vorrei segnalare della stessa autrice La torcia, che ha una struttura simile: la Guerra di Troia vista dagli occhi delle donne, in particolare di Cassandra. Sia Cassandra che Morgana come poi anche Igraine, Viviana, Morgause, Ecuba, sono figure di donne straordinarie, padrone della magia e dei segreti della Natura, capaci di guardare oltre il mondo sensibile, potentissime, libere, ognuna a suo modo padrona di se stessa e del proprio mondo, del proprio corpo, soprattutto. La Bradley attraverso il fantasy, ci parla di un mondo femminile forte e carismatico, di un universo femminile-centro del mondo che attraverso le scelte e i sacrifici, decide le sorti del mondo, perdendo o vincendo, ma sempre partecipando ed essendo protagoniste. Più di tanti libri pseudo-femministi contemporanei, secondo me.

Un appunto sull'edizione: io ho letto una vecchia edizione, quella che avevo da ragazza, degli Oscar Mondadori, del 1986 (traduzione di Roberta Rambelli). Poi ce n'è stata una, forse la più famosa, di Tea (del 2009, ormai fuori catalogo, stessa traduttrice), quella con Morgana a cavallo in copertina; e poi la più recente di Harper Collin del 2018, diviso in due volumi (l'unico che segnalo come link perché l'unico a oggi disponibile a catalogo - traduzione di Flavio Santi). Ecco, un piccolo appunto: andando a leggere delle parti di quest'ultima edizione salta all'occhio che i nomi non sono tradotti: Artù è Arthur, Lancillotto è Lancet, Ginevra è Gwenhwyfar, Morgana è Morgaine... ora, per carità, io capisco che piaccia l'aderenza alla lingua originale, ma sarebbe per me impossibile leggerlo così. I nomi "italianizzati" sono ormai parte dell'immaginario letterario comune; compaiono in moltissime opere più o meno storiche; in saggi, in libri di mitologia... Ha senso lasciare i nomi originali? Per me no, ma è una cosa mia. 

Il gatto nella foto: questi piccoli multipli d'arte seguono i percorsi immaginati dall'autrice, Antonella Cicalò, ma possono interpretare anche il flusso dei pensieri del committente che darà così lo spunto per realizzare il suo personale “gatto maestro”, unico e irripetibile. Questi collages sono realizzati con frammenti di riviste letterarie e da collezione, stagnola, legno da recupero e componenti industriali del pet food. Ogni pezzo è unico. Per visitare il suo sito, qui !

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