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La ferocia, di Nicola Lagioia

La ferocia, di Nicola Lagioia

Trovo molto difficile scrivere un commento su questo libro di Nicola Lagioia, e non capisco perché. Mi è piaciuto moltissimo lo stile di scrittura, il modo che ha Lagioia di alternare il passato e il presente nello stesso dialogo, in un perfetto montaggio filmico; il disegno di tutti i personaggi, in primis Michele; la crudeltà della storia che trasuda dalle righe senza mai essere esibita... Però non capisco cosa mi stona. Forse il fatto che mi è sembrato un déjà vu, come se il libro fosse un melange di altri autori, tipo Capote o la Oates o Franzen o Puzo, come se La ferocia non avesse un suo stile proprio, forte. Eppure non è così, è scritto benissimo, sviluppa la storia con molta chiarezza, mescolando gli stili del giallo e del romanzo di famiglia, ma come se fosse un reportage. Un gran libro, insomma. Un meritatissimo Premio Strega (una volta tanto). Eppure... eppure non lo so. Veramente. Non riesco a spiegarmelo, ma è così.

Comunque: la storia si svolge in Puglia, tra Bari e Taranto, dove Vittorio Salvemini, uno dei più importanti costruttori locali, in odore di mafia immobiliare, vive con la famiglia composta dalla moglie Annamaria, dai loro tre figli, Ruggero, Clara e Gioia e dal figlio che Vittorio ha avuto con un'amante, Michele. Una famiglia complessa con meccanismi delicatissimi.

Cartesio. Voltaire. Gandhi. Erasmo. Michelangelo. Tutti orfani in tenera età. A lui era toccato un lottatore più violento di un avversario da fabbricarsi con l'immaginazione (frase riferita al rapporto tra Ruggero e Vittorio)

Una notte di primavera Clara viene vista vagare sulla strada nuda e coperta di sangue per poi essere ritrovata morta il giorno dopo, ai piedi di un palazzo da cui, si dice, si sia buttata suicidandosi. Tra flashback, lampi di vita familiare, zoom su Salvemini e sui suoi "collaboratori" che cercano di insabbiare i fatti, affiorano gli stralci della vita di una povera ragazza abbandonata da un fratello forse bipolare, forse schizofrenico, che lei ama incondizionatamente: quello stesso Michele con cui decide di dare fuoco alla propria casa e che sarà per sempre dentro di lei, nella sua pelle, nei suoi pensieri, ma che mai riuscirà a "possedere" davvero. E nel frattempo Ruggero spera che il padre muoia e Gioia apre un falso e macabro profilo social della sorella morta. Perché? Invidia? Ma se Clara era conciata da buttare via? E perché Clara faceva certe cose? Perché la droga? Perché il sesso casuale, con vecchi bavosi, lei che ha un marito che lavora con suo padre e che la adora? 

Un affresco tragico e, appunto, feroce, di una Puglia strangolata dalla criminalità e dall'omertà, che campa sull'ambizione di omuncoli arrivisti e spietati e la fragilità di ragazzi che vorrebbero essere qualcun altro.

Forse Michele, con la sua malattia mentale e il suo mondo parallelo potrà salvarsi, anche se ha perso l'unico amore vero della sua vita. 

Ecco, questo è tutto quello che riesco a dire. Un post insolito, mi rendo conto, ma tant'è. Penso che per "entrare" del tutto in questo romanzo sia necessario fissare e penetrare nel quadro che cita Michele a un certo punto: La visita della sera, di Renato Guttuso, una tigre che cammina ai piedi di una scalinata, e proveniente, sembra, da una porta-finestra con le persiane aperte. Da dove viene? Dove va? Ha mangiato e fa una passeggiata o è a caccia? È abituata agli umani, o ne ha paura? E noi, incontrando una tigre nel cortile scapperemmo? Penso di sì. E allora perché non lo facciamo mai? Una tigre è inconfondibile, ma ne siamo davvero certi?

Michele veniva a osservarlo quando voleva confrontarsi con un'immagine futura. Aveva letto in un catalogo che l'animale rappresentava la cupidigia che annidata nei palazzi del potere, ma lui non era d'accordo. La tigre era un premio, e il giardino uno spazio interiore. 

La visita della sera
Renato Guttuso, "La visita della sera", 1980, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma

La ferocia, di Nicola Lagioia, Einaudi, 2014, 411 pagine. Forse anche la copertina (una bellissima foto di Roderick Field) ha contribuito alla mia confusione, perché a dire la verità la trovo poco probabile in relazione a questo libro...

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