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I love shopping, di Sophie Kinsella


I pregiudizi sono una brutta cosa. Non ho letto I love shopping finora perché pensavo fosse una stupidatina frivola e scritta in modo mediocre. Ripeto, brutta, brutta cosa i pregiudizi. In un momento di estrema stanchezza intellettuale lo prendo in mano – prestatomi da una carissima amica – convinta che l'avrei chiuso dopo poche pagine, perché nonostante tutto, comunque non mi va di leggere brutti libercoli vanesi. E invece... la vanesia sono io! 

Ovviamente non parliamo della Oates o di De Lillo, né di Levitt, ma Sophie Kinsella riesce a restituire l'idea di una società dei consumi malata con il sorriso e la spensieratezza di un romanzo leggero e fresco, che sia benedetta! «Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore». Sebbene Rebecca Bloomwood, la protagonista di I love shopping, giornalista economica di Far fortuna risparmiando (!), di macigni sul cuore ne abbia tanti; tanti come i debiti. Sempre in rosso, impegnata a scansare le lettere della banca e dei creditori, incapace di tappare i buchi delle sue mani a scolapasta, vittima di una dipendenza da shopping che è un chiaro succedaneo della propria frustrazione, Becky non riesce ad arginare il suo stile di vita dispendioso e continua a vivere condividendo un piccolo appartamento con l'amica Suze, senza mai avere via qualche soldo, pur di comprarsi sciarpe, scarpe, prodotti di bellezza, qualsiasi cianfrusaglia per la casa... tutto tranne le valigie, quello è un settore merceologico che non conosce. 

Se entri in una stanza con una copia del Financial Times piegata sotto il braccio puoi parlare degli argomenti più frivoli del mondo e, invece di considerarti un'oca, la gente pensa che sei una molto intelligente che ha anche interessi più vasti.

Incapace di vedere quello che ha, è alla continua ricerca di quello di cui pensa di avere bisogno e che sia importante per il successo con gli altri, in uno spreco assurdo di denaro che è lo spreco assurdo del tempo della propria vita. Le lettere di reclamo dalla banca si accumulano come le occasioni perse - che diventano importanti un attimo dopo essere svanite -, come gli uomini persi, come la propria anima che prende sempre di più l'aspetto di un centro commerciale. Insomma, ho preso in mano un libro alla Sex and the City e mi sono ritrovata a riflettere sulla società come fosse Foster Wallace (che poi non amo molto). No, va beh, non esageriamo, ma I love shopping è stato una sorpresa, quello sì. In modo semplice, molto divertente e scritto direi bene, con attenzione al dialogo (a tratti brillante), la Kinsella disegna un ritratto di donna in cui molte possono identificarsi. Io per prima. Pur detestando lo shopping ed essendo molto «a basso mantenimento» (per citare un'altra commedia irresistibile, Harry ti presento Sally) mi sono ritrovata in certi atteggiamenti e modi di essere di Becky: nel suo iniziare mille cose che si perdono poi per strada, per esempio. In quello ho trovato me stessa e ne ho riso parecchio. Ma anche nel suo modo di affrontare gli uomini: facendosi film inesistenti, equivocando atteggiamenti e ritrovandosi poi, ovviamente, a fare orribili gaffe con le persone meno opportune. A quale donna non è successo (e anche a parecchi uomini, immagino). E soprattutto nel suo disperato bisogno di attaccarsi a qualcosa nella vita: nel suo caso allo shopping, come altri si attaccano alla bottiglia, o a ogni paio di pantaloni che passa, o agli sport estremi, o all'eccessiva cura degli animali domestici... 

E chi non ha avuto attacchi di morte dell'autostima? Periodi in cui sembra che la vita sia tutta uno schifo, che non si stia combinando nulla, che si sia un perfetto fallimento... dai, un po' tutti ne abbiamo passati. Perché Rebecca ci insegna una cosa, almeno questo quello che ho tratto io dalla lettura: il vero motore della vita è la soddisfazione personale, che si ottiene riconoscendosi i propri meriti. Se si impara a guardarsi dentro si vedono le cose che brillano. E questa scintilla a volte scatta dalle cose, o dalle persone, più insospettabili. Per Becky scaturirà da un suo errore, che si trasforma in riscatto. 

Dovrei preoccuparmi di proprietà immobiliari e fondi d'investimento anch'io? Oh Dio, forse c'è qualcosa di sbagliato in me. Forse sono priva di quel particolare gene che ti fa maturare, acquistare un appartamento a Streatham e passare ogni fine settimana in un negozio di bricolage. Tutti stanno andando avanti senza di me, verso un mondo che non comprendo.

Ho apprezzato che la storia sentimentale arrivasse in punta di piedi, che non fosse invadente o sdolcinata - cosa di cui avevo molta paura per un altro, stupido, pregiudizio.

Insomma, I love shopping parla un po' di come ci si sente a vivere in un tempo in cui il consumismo è diventato una religione, la base della società. Forse può sembrare esagerato, o artefatto, ma se ci pensiamo ormai tutto è visto in chiave economica: siamo usciti dalla pandemia perché hanno riaperto i negozi; il Natale ha successo se la gente spende per i regali; la stagione è salva se la gente si ingozza nei ristoranti o spende soldi in spiaggia; una città funziona se c'è l'indotto degli stranieri che portano soldi esteri... Ma in una società così, che altre persone possono crescere se non donne e uomini con i problemi di Rebecca Bloomwood?

Con leggerezza e sorriso la Kinsella ci fa conoscere una donna che siamo noi, forse, per qualche lato. Ce la fa amare - è simpaticissima - e ci fa sperare nel suo riscatto. Che è quello che potrebbe cambiare, almeno un pezzettino, questa società malata di mania di possessione. 

Note a margine: Teniamo anche conto che è un libro del 2000, l'anno che avrebbe dovuto cambiare tutto: quello che avrebbe dovuto proiettarci nel futuro con macchine volanti e robot come compagni di vita... a parte gli scherzi, penso che si stia tornando indietro in modo imbarazzante a tutta una serie di cose che sembravano, per fortuna, morte per sempre (a partire dalla politica, anche economica). Ci aspettavamo il futuro e siamo inesorabilmente e lentamente scivolati in un periodo di buio sanitario, economico, sociale. Doveva andare tutto bene e invece è andato tutto come prima. Il desiderio di tornare sempre là. Non c'è mai stato un periodo più nostalgico di questo; tutto ci parla di passato, c'è un ritorno a tutto: nella musica, nel cinema, nella letteratura... con una tecnologia che tutto potrebbe e invece viene usate solo per le boiate. In questo mondo Rebecca Bloomwood è il rischio che si nasconde dietro l'angolo di ogni casa. Avere per essere... non c'è bisogno di Fromm per elaborare, oggi, questo concetto. Vedo I love shopping come un ammonimento. Togliamo, non aggiungiamo: è sempre la cosa più giusta da fare. Quando togliamo, gli spazi vuoti verranno riempiti da quello che più ci serve e spesso questo "quello" siamo solo noi. O l'amore. 

I love shopping, di Sophie Kinsella, Oscar Mondadori, 2000, 298 pagine. 

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