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La Trilogia di Venti di tempesta, di Charlotte Link


 Si è aperta una voragine quando ho chiuso per l'ultima volta Una difficile eredità, il terzo libro, conclusivo di quella che chiamo la Trilogia tedesca di Charlotte Link (dopo Venti di tempesta e Profumi perduti). All'inizio pensavo fosse un plagio di Via col vento (che considero uno dei libri della mia vita) sia per lo stile, sia per il carattere dei personaggi principali e per l'intreccio. Ma poi no, a parte qualche somiglianza, i due libri differiscono di molto, anche se secondo me un'ispirazione c'è stata. Felicia Lavergne è una donna tedesca dai freddi occhi grigi, che sa il fatto suo, tanto bella quanto egoista, disposta a sacrificare tutto sull'altare del successo professionale, ma anche disposta a correre inimmaginabili pericoli per la sua famiglia. Una contraddizione unica, che ricorda moltissimo Rossella O'Hara, anche se molto meno passionale. Come Rossella non vede l'amore vero (Andreas) per rincorrerne uno adolescenziale e a senso unico (Maksim); come Rossella lotta strenuamente, perde e riprende a lottare fino a vincere; quanto una vittoria sia davvero una vittoria e una sconfitta sia davvero una sconfitta lo dirà il tempo, che spesso riserva sorprese... Anche Felicia è legata indissolubilmente alla sua terra d'origine, una tenuta molto simile alla Tara mitchelliana: Lulinn, la terra, ciò che resta quando non resta nulla. Ma se per Rossella sarà il futuro, per Felicia resta amaramente un passato a cui tornare solo nel ricordo. 

Felicia è il perno intorno a cui ruota tutta la famiglia, perché la sua forza e la sua determinazione feroce, il suo egoismo sono in realtà ciò che fa restare tutto insieme. Odio e amore, rancore e riconoscenza, abbandono e resistenza sono i sentimenti che legano Felicia al resto del mondo; il carburante che la spinge attraverso due guerre mondiali, lutti tremendi, fallimenti aziendali, fallimenti sentimentali, il Sessantotto, la modernità... una vita piena di tutto, di cui tanto resta e tanto si perde nei meandri della Storia mondiale. Un grande feuilleton alla fine, che si legge d'un fiato, pieno di personaggi e storie personali tutte diverse, a cui ci si affeziona molto. 

Le riflessioni sono quelle che inevitabilmente emergono quando si leggono libri con una forte componente storica. Ciò che a me sempre colpisce moltissimo è quanto la vita dei nostri bisnonni (non antenati o trisavoli, i nostri bisnonni!) fosse fatalmente collegata ai fatti storici intorno a loro. Noi oggi siamo abituati al succedersi di tante cose, indubbiamente: cambiano le leggi, si spostano degli equilibri, scoppiano delle guerre...ma la nostra vita quotidiana tendenzialmente rimane invariata. I contraccolpi di ciò che accade si avvertono tra le pieghe, magari ci spostano delle abitudini, ma tutto qui. Le guerre! Le guerre dividevano famiglie dall'oggi al domani; gente si nascondeva, vivendo mesi (anni!) nelle cantine; ogni notte poteva essere passata nei sotterranei; la gente veniva deportata e nessuno la vedeva più... Forse oggi, con la pandemia, abbiamo un vago sentore di cosa voglia dire cambiare vita da un giorno all'altro, ma niente a confronto di quello che scatena una guerra. Le pagine che raccontano la fuga dai russi di Felicia con nipote e marito, da Lulinn, nella neve, sono allucinanti. Immagino sempre cosa potrebbe succedere oggi a noi, viziati dalla tecnologia e dagli agi, davanti a una cosa del genere. Abbandonare tutto: casa e affetti, con la morte alle calcagna. E poi mi dico che ogni giorno migliaia di persone condividono questo destino: profughi che stanno lasciando tutto, che combattono ogni minuto per la sopravvivenza loro e dei loro cari, con figli piccoli, alla rincorsa del grande "sogno occidentale". Lo stesso sogno di libertà che rincorrevano i nostri bisnonni: la ricerca instancabile di un luogo dove non avere paura. Tra l'indifferenza e la negazione di tanti (come facevano i tedeschi a non sapere? E noi?...).

Ecco dove la letteratura di evasione e la dura realtà quotidiana convergono: nella consapevolezza che "loro" sono "noi", che l'oggi è come ieri, solo con ambientazioni e protagonisti differenti (differenti?). Ho inglobato le note a margine in questa riflessione perché il libro in sé è scritto molto bene, è avvincente, ma sarebbe un normale romanzo, scritto bene, ma nulla più. Invece in più c'è questo: il parallelismo con i nostri giorni. E anche un'altra cosa, un'altra consapevolezza che arriva forte: i vincitori e i vinti, quando sono "gente normale" condividono lo stesso destino di dolore. La Grande Germania, alla fine, avrebbe preferito restare un Paese normale. Alla fine le città da ricostruire, le notti di terrore, i lutti assurdi e inutili, il freddo, la fame, la mancanza di speranza, accomunano tutti, da una parte e dall'altra. Sempre. I forti sopravvivono, e neanche tutti, e il loro scopo è quello di far sentire al sicuro le generazioni successive, riuscendoci raramente. 

La trilogia di Venti di tempesta, Tea, 2019, 1276 pagine. In realtà io ho letto i singoli libri perché il peso materiale della Trilogia completa è notevole e sfida la cervicale... ma si trovano anche separati. Traduzione di Maria Alessandra Petrelli

La foto del blog è eccezionalmente stata composta e scattata dalla mia amica Elena, che ringrazio di cuore.

Il gatto nella foto: questi piccoli multipli d'arte seguono i percorsi immaginati dall'autrice, Antonella Cicalò, ma possono interpretare anche il flusso dei pensieri del committente che darà così lo spunto per realizzare il suo personale “gatto maestro”, unico e irripetibile. Questi collages sono realizzati con frammenti di riviste letterarie e da collezione, stagnola, legno da recupero e componenti industriali del pet food. Ogni pezzo è unico. Per visitare il suo sito, qui !

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