Storie italiane, dal Nord al Sud

 

La saga familiare italiana spopola. E io, da sempre refrattaria a qualsiasi moda, questa volta me ne lascio affascinare e decido di leggere a distanza ravvicinata, una dietro l'altra, tre saghe che hanno fatto molto parlare: il ciclo dei Leoni (I Leoni di Sicilia e L'inverno dei Leoni) di Stefania Auci (intervenuta proprio oggi al Salone del Libro di Torino 2021); La casa sull'argine di Daniela Raimondi e Gente del Sud. Storia di una famiglia di Raffaello Mastrolonardo.

Faccio una premessa: ho avuto incertezze nel formulare questa recensione. La casa sull'argine mi accoglieva e respingeva allo stesso tempo, un libro scritto in modo scorrevole, che racconta una storia semplice e al tempo stesso intrisa di una certa oscurità, anche se stemperata dalle consuetudini paesane di una famiglia, quella dei Casadio, che vive a Stellata, un borgo contadino tra Emilia, Veneto e Lombardia. Quella dei Casadio è una famiglia spartita tra i discendenti di Giacomo, biondi e terragni, con gli occhi chiari, e i sensitivi con i capelli e gli occhi neri degli zingari, eredità di Viollca Toska, la moglie di Giacomo, che cambierà per sempre la stirpe dei Casadio. Il filone si snoda e penetra nelle vicende della famiglia che si svolgono dall'Ottocento e fino gli Anni di Piombo, in modo un po' contratto, anche se lo spunto è intrigante e potenzialmente curioso nel panorama delle saghe familiari italiane contemporanee. Forse le pagine che ho apprezzato di più sono quelle sugli Anni di Piombo, che non anticipo per evitare spoiler. Alcuni personaggi sono sviluppati bene e si seguono con affetto e curiosità, altri purtroppo vengono abbandonati (tipo Adele, che va in Brasile e poi è ignorata fino alla fine, mentre poteva essere una storia parallela molto piacevole). Il periodo della contestazione giovanile, che ho conosciuto abbastanza bene (la mia casa di famiglia è a pochi metri da Largo Gemelli davanti alla Cattolica e ogni tanto ripesco i ricordi di mia mamma!) non ha avuto abbastanza pagine per implementare a fondo il racconto. E qui ho capito, anche in relazione alle recensioni che seguono, la sensazione a tratti di incompletezza. Quello che manca è un secondo volume che ripercorra la curiosa vicenda di Adele diventata fazendera dopo una drammatica vedovanza, la scelta radicale di un'altra patria un'altra storia. La morte e il fanatismo che si inseguono nella vicenda di Donata che riecheggia le profezie dal ramo gitano della famiglia. Questa dell'autrice è un'opera prima e si sente l'urgenza di dar vita a una folla di persone ed eventi, di caratteri e temi che hanno ancora sicuramente qualcosa da dire in parte incompiuto: aspettiamo il seguito.

Quello che non manca alla saga scritta dalla Auci, invece, la saga dei Leoni di Sicilia, che in due volumi entrambi molto belli (li concepisco come unico, visto che il secondo inizia esattamente dalla fine del primo), ci accompagna alla scoperta delle vicende della famiglia Florio lungo tutta la dinastia, tra gioie e dolori, ricchezze e povertà, personaggi indimenticabili e altri insopportabili. La scrittura della Auci mi ha ricordato un po' quella della Mitchell: ricca di dettagli, disegna luoghi e personaggi in modo semplice ma efficace, senza disdegnare un largo uso di aggettivi, cosa che a me piace molto. Le pagine su Palermo – bellissime, che parlano di una città come fosse una splendida ed elegante signora, con i suoi profumi e i suoi umori – con i parallelismi tra città, Storia e prodotti (dal tonno, all'olio, ai motori) scandiscono l'evolversi di una terra, la Sicilia, che cresce con l'evolversi della situazione socio-politica italiana, del progresso di una nazione e di un mondo in movimento; attraverso l'urbanizzazione tra recuperi ed ecomostri; attraverso la concezione della vita sociale e del lavoro dei protagonisti, sempre più importante la prima a scapito del secondo man mano che ci si avvicina ai giorni nostri. Quello dei Florio è l'esempio di romanzo che piace a me: un romanzo che, attraverso storie "personali" parla del Paese intero e di un territorio così particolare come quello siciliano, così lontano da me, lombardo/toscana. Leggendo i Florio si comprendono tante cose dei siciliani contemporanei. In più, il fatto che la famiglia Florio sia realmente esistita, aumenta il valore storico del romanzo, restituendoci l'affresco di un'eccellenza italiana che è stata così importante per lo sviluppo industriale dell'intero Paese. La tragedia che si abbatte ripetutamente sulla famiglia e la tenacia e il coraggio con cui questa reagisce al dolore attraverso la creazione del nuovo è la metafora di una popolazione, quella italiana, che nonostante tutto (Storia complicatissima e meccanismi politici in primis) si rialza sempre e fa della creatività e del progresso i suoi punti di forza per restare a galla. Almeno fino a tempi recenti in cui il declino della famiglia Florio coincide fatalmente con il declino di certi valori nazionali, in favore della comodità e della corruzione. Tirando le somme, una saga bellissima, profonda, dettagliatissima a livello storico, molto interessante, con personaggi potenti nella loro tragicità, primo fra tutto quello di Franca, bellissima, ricchissima, ammiratissima e, ahimè, sfortunatissima e colpita da una vita che continuamente dà e prende prezzi altissimi. 

E poi c'è Gente del Sud, di Raffaello Mastrolonardo, che mi ha avvinghiata con una storia e una scrittura veramente notevoli. 

Si può vivere anche di commercio, ma è la terra che fa i signori.

Questo il presupposto da cui parte l'intera vicenda, monito presente in ogni pagina, che scandisce la vita di tutti i componenti della famiglia Parlante, residente a Balsignano, Puglia (una nota dell'autore avverte che Balsignano non esiste, è un luogo immaginario che raffigura i vari paesi dell'entroterra murgiano: Altamura, Andria e Modugno). Anche in questo caso le vicende iniziano alla fine dell'Ottocento e finiscono con una "dichiarazione autoriale" del 2017 e si svolgono interamente in Puglia, tra Balsignano e Bari. Capostipite della famiglia, soprannominato Papanonno, passa il testimone a Cipriano, che sarà la colonna portante del romanzo, intorno a cui si muove tutta la famiglia, tra rotture, grandi successi, tragedie e cambiamenti epocali. Ma tutto, sempre, gira intorno alla terra, al commercio, a ciò che fa i signori e i gentiluomini, a ciò che è corretto, giusto, umano. Una grande lezione di vita quella della famiglia Parlante, che attraverso le sue enormi differenze, troverà sempre il terreno comune del rispetto e dell'amore, con eccezioni che confermano la regola, nella tradizione del Sud Italia, terra di passione e di conflitti. C'è tantissimo Sud e amore per il Sud in questo libro, si capisce alla fine, al ritorno alle origini, a quell'attaccamento alla terra che è tipico del Meridione, a quella nostalgia delle origini che è dell'umano sentire, ma che per l'uomo meridionale è qualcosa di più: è la propria vita. C'è tutta l'amarezza per il tempo che passa, per ciò che non si riesce a trattenere, per ciò che non si capisce e per ciò che ci è destinato al di là della nostra volontà.  

È un libro di carne e sangue Gente del Sud, di passioni violente e di profondi dolori. È la storia di una famiglia che non si arrende mai nonostante tutto, nonostante la guerra, la morte, il fascismo, le tragedie private, gli abbandoni e le ingiustizie. E che nonostante tutto rimane unita, nonostante le separazioni fisiche e morali, nonostante le scelte sbagliate, nonostante la natura umana. È un libro di partenze e ritorni, di radici profondissime che affondano in una terra secolare che c'era prima e ci sarà dopo, qualsiasi siano le loro scelte, quelle dei Parlante, ovunque i loro piedi li porteranno, perché saranno sempre Parlante, anche quando lo sono solo un po'. È la responsabilità di un nome che determina un destino, nel bene e nel male. È ciò che ti rende quello che sei. 

Sarà perché la mia famiglia è "piccola", con pochi parenti, con poche connessioni, ma mi hanno sempre affascinato questi grandi nuclei che accompagnano ogni secondo della vita delle persone. E contemporaneamente mi spaventano e mi fanno gioire della mia piccola ostrica , dove sono libera di fare scelte che sono solo mie e da cui non dipende una dinastia intera. Leggo queste saghe e mi assale una sorta di fatica. Sono sempre personaggi poco liberi quelli delle epopee familiari, sempre con al collo il masso del nome di famiglia, ricattati dalla responsabilità di ogni azione, di ogni spostamento, di ogni amore. Le maledizioni dei Casadio; il nome da tenere alto sempre e comunque dei Florio; la terra e l'onore da idolatrare a scapito della propria vita intima dei Parlante... ma tutto, tutto, sempre teso a un unico scopo: la prosecuzione del nome, l'eredità, il procedere nella traccia dell'esistenza solcata nella terra delle origini; il richiamo del sangue, potente e invincibile, culla e tomba di intere esistenze. Fuori di lì, c'è dolore, freddo, rimorso e solitudine... il fascino e il terrore di una letteratura che più di tutte sa parlare del proprio Paese e del proprio popolo. Perché alla fine, questo siamo: una grande famiglia umana con responsabilità e bisogno di calore. Mai come oggi, qui, in questi tempi difficili, una famiglia serve, consola, e dà uno scopo, anche nella fatica. 

Note a margine: Tendiamo a considerare autori del passato come la Morante, Verga o Tomasi di Lampedusa per esempio, come inarrivabili, fondamentali per comprendere la Storia e il nostro popolo. Vero, verissimo, sacrosanto. Ma penso che ci sia anche una forma di snobismo che ci fa sottostimare gli autori contemporanei perché «come la Morante chi potrà più raccontare la Storia?». Beh, Mastrolonardo per esempio, o Giorgio Fontana con Prima di noi, romanzieri capaci di raccontare la Storia attraverso storie. Se apriamo la mente ci sono autori che ci stanno parlando e raccontando e aiutando a capire i nostri tempi e il nostro passato. Ascoltarli è un piacere, nonché una continua scoperta.

I leoni di Sicilia e L'inverno dei Leoni-La saga dei Florio, di Stefania Auci, Nord, 2019 e 2021, 436 e 688 pagine. In fondo foto d'epoca di luoghi e persone e una ricca e interessante bibliografia, per chi volesse approfondire la storia dei Florio anche attraverso saggi. Sul sito della casa editrice Nord, ai link pubblicati, anche video con interviste all'autrice.

La casa sull'argine, di Daniela Raimondi, Nord, 2020, 400 pagine.

Gente del Sud. Storia di una famiglia, di Raffaello Mastrolonardo, Tea, 2018, 764 pagine. In fondo, oltre a una nota dell'autore molto interessante, ci sono le foto dell'epoca della famiglia e dei luoghi che hanno ispirato il racconto, molto suggestive.












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