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Una donna normale, di Roberto Costantini


 Roberto Costantini non mi delude mai. Mai. Dopo aver divorato la Trilogia del male e tutti i libri con Balestrieri, anche Una donna normale mi ha tenuta sul divano a consumarmi occhi e cervicale fino a che non l'ho finito. 

Naturalmente accennerò solo la trama perché qualsiasi approfondimento è già spoiler, per cui mi limiterò a dire che la donna normale del titolo è Aba Abate, quarantenne, moglie e madre di due figli adolescenti, efficiente e dedita alla famiglia, che però è anche Ice, agente segreto freddo e calcolatore, cresciuta da un padre a sua volta agente che l'ha educata alla prudenza - la sicurezza prima di tutto - e sotto la regola ferrea del «prima di qualsiasi questione personale viene il bene comune». Aba si trova quindi a essere Ice durante la gestione delicatissima di una minaccia all'Italia - e quindi ai suoi figli - senza poter rivelare a nessuno, neanche alla sua famiglia, la sua identità nascosta. In missione tra Libia, Francia e Niger, rischia quotidianamente la vita, sempre in bilico identitario, in un conflitto interiore continuo, che minaccia di farla soccombere. Un Little boy (ovvero un immigrato che sbarca in Italia con fini terroristici, che prende il nome dalla seconda bomba atomica sganciata su Hyroshima) sta arrivando e va fermato prima che si faccia esplodere in qualche luogo affollato.

La storia è intrigante, e Costantini riesce a tenerla a un livello altissimo di tensione senza nessun calo fino alla fine. La terza e la prima persona si alternano tra Ice e Aba, creando distanza con il personaggio da un lato ed empatia dall'altro. Per chi ama il genere (a me moltissimo) è una goduria vera. Personaggi tratteggiati benissimo, subdoli ed eroici al punto giusto, una trama fitta di avvenimenti, tradimenti e ribaltamenti del punto di vista, un continuo alternarsi di vita quotidiana e di eventi eccezionali. Aba è un personaggio a mio parere tendente all'odioso, giudicante, ossessiva per certi versi, severa fino allo stremo, ma profondamente umana, capace di mettersi in discussione e di ammettere che il proprio punto di vista non è universale. Una figura di donna complessa, che ama, sbaglia, ha bisogno degli altri e sente fortissimo il peso del bisogno che gli altri hanno di lei, che odia molti aspetti ma che è disposta ad accettare che esistono cose che vanno fatte; pronta ad ammettere i propri privilegi di donna libera occidentale e capace di provare compassione per chi questa fortuna non ce l'ha, fermissima nel condannare ciò che non ritiene giusto, ma anche capace di accettare le diversità delle culture. 

Questo è il loro mondo, dove le mie belle regole, procedure, valori, non contano nulla.

Quando stiamo apparentemente inevitabilmente giudicando Aba o ciò che sta facendo come sbagliato o esagerato o ingiusto, un corsivo che rappresenta i suoi pensieri viene immediatamente a scombinare le carte e a spiegare il perché di certe azioni, tanto che non possiamo fare altro che pensare: «In effetti, ha ragione».  

Ma al di là della trama spionistica e della costruzione credibile e coerente della doppia vita di Aba, trovo che la particolarità di Costantini stia nel modo in cui racconta la Libia, con le sue luci e le sue ombre. Come cala i personaggi libici in un clima di crudeltà e vendetta, ma anche, nel caso di alcuni, giustificati dalla profonda umanità del dolore. È una Libia ferita e in posizione di attacco quella che ci rimanda Costantini, in una continua sottolineatura della distanza abissale che c'è tra il nostro modo e quel mondo, nonostante il mare che ci divide sia così piccolo.

Chi proteggerà i nostri figli da questo mondo così lontano ma vicinissimo?

Come nella Trilogia del male, Costantini dimostra una profonda conoscenza dei meccanismi che regolano i rapporti internazionali con l'Africa e quelli delicatissimi ma indispensabili tra Servizi dei vari Paesi (in questo caso Francia e Stati Uniti). In un mondo in cui violenza e istinto di sopravvivenza sono la norma, le regole possono saltare, l'etica entrare in sofferenza e il proprio interesse personale prevalere. Ma fare la cosa giusta è una delle cose più difficili del mondo. Ora leggerò Una donna in guerra, uscito a febbraio, che è il secondo capitolo di quella che sarà una trilogia. A chi è amante del genere, quello di leggerli è un consiglio spassionato. E anche per chi non ama lo spionaggio, ma ha voglia di capire un po' di questo mondo così duro, così strano, così lontano, eppure così vicino a noi. 

Note a margine: Costantini ci costringe a spostare continuamente il nostro punto di vista, così come deve fare Aba/Ice per tutto il tempo, ogni giorno, per tutta la vita. E finiamo anche per parteggiare per quegli stessi abitanti di quel mondo così lontano da noi, di cui non capiamo e non capiremo mai le regole morali e sociali, che ci sembrano assassini senza renderci conto che il loro concetto di assassinio è diverso dal nostro, se non altro perché molto spesso è legittima difesa, o vendetta accecata dal dolore, o semplicemente perché ucciderne uno vuol dire salvare la vita di mille. E un po' ci si vergogna anche, perché la Storia ci insegna che questo divario, questa violenza, queste regole così incomprensibili sono anche frutto delle nostre politiche, dei nostri interessi, dei nostri soldi. E allora si assolve un po' loro e si condanna la propria società, o perlomeno viene molta voglia di conoscere un po' di più la loro, perché, come le storie di spionaggio insegnano, la conoscenza è potere. Vorrei chiudere con una frase di un personaggio complesso e interessantissimo, JJ:

Quello è l'ingresso per i tonni, Ice. Entrano e non escono più. Lottano tra loro, in mezzo al loro sangue. I più forti spingono i più deboli in superficie verso gli arpioni dei pescatori. Ma alla fine muoiono tutti. Questo è il mio mondo, ed è diverso dal suo.

Una donna normale, di Roberto Costantini, Longanesi, 2020, 477 pagine. 

Il gatto nella foto: questi piccoli multipli d'arte seguono i percorsi immaginati dall'autrice, Antonella Cicalò, ma possono interpretare anche il flusso dei pensieri del committente che darà così lo spunto per realizzare il suo personale “gatto maestro”, unico e irripetibile. Questi collages sono realizzati con frammenti di riviste letterarie e da collezione, stagnola, legno da recupero e componenti industriali del pet food. Ogni pezzo è unico. Per visitare il suo sito, qui !

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