Non capisco perché ho aspettato tanto a leggere la saga di Blackwater. La prima volta non mi ha preso e l’ho abbandonata. Ora che l’ho ripresa in mano, su insistenza di un’amica che ne sa, non sono riuscita a smettere di leggerla. Me la sono portata anche in viaggio di nozze. Tra l’altro il formato di questa edizione Neri Pozza è ciò che Dio fece: leggera, piccola, sta anche nella tasca delle giacche. E sembra un dettaglio, ma per me non lo è, essendo che non riuscirò mai a leggere ebook.
Formata da sei libri-capitolo – La piena, La diga, La casa, La guerra, La fortuna e La pioggia –, si pensa che sia un horror gotico, ma in realtà è una saga familiare, che inizia nel 1919 a Perdido, un paese in Alabama, sito alla confluenza dei fiumi Perdido e Blackwater. McDowell usa il fantastico come metafora di una società, quella americana a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, in drastico cambiamento. Ogni appuntamento col fantastico è un momento di snodo nella vicenda della famiglia Caskey, abbienti produttori di legname, proprietari di una segheria in competizione con quelle di altre famiglie, i DeBordenave e i i Turk. La famiglia, tenacemente matriarcale, è composta da Mary-Love e dai figli Sister e Oscar, dal cognato James e da sua figlia Grace. Conducono una vita tranquilla e agiata, su cui Mary-Love regna incontrastata tenendo i figli al guinzaglio, così come il cognato James, dall’alto della sua pila di soldi.
La saga inizia nella prima giornata in cui gli abitanti di Perdido posso avventurarsi in barca per le vie allagate della città dopo che una piena ha distrutto il paese. Oscar e il servitore Bray giungono remando all’Hotel Osceola e lì, seduta su un letto con il volto tranquillo, c’è una bella donna dai capelli color del fango, che si scopre essere una maestra giunta in cerca di lavoro da uno sconosciuto paese di provincia, e dice di chiamarsi Elinor Dammert. È l’inizio di una nuova era per i Caskey. Elinor incanta tutti, sposa Oscar, diventa una madre per Grace, piano piano penetra nel tessuto di Perdido con eleganza e cortesia. Tutti amano Elinor, anche se nessuno ne sa veramente qualcosa, del suo passato, della sua famiglia; tutti, tranne Mary-Love, che da subito ingaggia con lei una lotta di potere in cui, però, si fa presto a capire chi soccomberà.
La famiglia si allarga, gli anni scorrono, i tempi cambiano; crisi profonde si alternano a periodi di immane fortuna; arriva la guerra; famiglie si disfano, bambini nascono, uomini e donne muoiono. Si vuole costruire una diga a Perdido per evitare che si ripeta la piena del 1919 (che nella Storia è avvenuta davvero, ma nel 1929); terreni vengono venduti, edificati, trivellati per la devastante scoperta del petrolio; i Caskey si arricchiscono, altre famiglie soccombono; si costruiscono nuove case per ospitare i nuovi arrivati e i rispettivi coniugi e figli; accadono disgrazie irreparabili e grandi eventi di gioia; c’è chi si trasferisce, chi scappa, chi ritorna, chi scopre altre vite e inclinazioni sessuali; e ci sono figli ceduti, in nome del bene della famiglia... questo è un aspetto molto interessante: i figli come merce di scambio tra familiari. Così avviene per la “cinica” Miriam – personaggio bellissimo, forse il mio preferito; per Danjo, per Lilah... tutti personaggi divisi a metà, che possono sembrare negativi, ma che invece sono così sfaccettati da risultare splendidi.
È una storia di legami fortissimi, totalizzanti, a tratti maniacali, di una famiglia matriarcale e disperatamente unita, nel bene e soprattutto nel male. E su tutto e tutti troneggia Elinor, dai misteriosi natali, bellissima, che nuota nel tumultuoso Perdido come se fosse la piscina di casa sua, che passa con la barca indenne il gorgo assassino in cui tutti quelli che si avventurano muoiono, che lascia bambini nelle scure acque, che quando è sola a nuotare si trasforma in un essere dalla faccia piatta e gli occhi neri e tondi come i sassi sul letto del fiume... e così la sua “vera” figlia, Florence, che subisce lo stesso fascino delle acque limacciose che ha sua madre... fino a “soccombervi”...
Tanti sono i misteri di Blackwater, tanti gli avvenimenti oscuri e inspiegabili, inesauribili i segreti, ma su tutto c’è una famiglia, con i suoi abissi e le sue superfici trasparenti; una famiglia il cui collante è comunque l’amore, anche se a volte espresso in modi strani e oscuri. in cui le Baccanti si confondono con le Ninfe, ma tutte sono tese allo stesso obiettivo: la felicità dei propri cari. Ciò che vi si oppone viene eliminato. Niente di più facile.
Michael McDowell scriveva benissimo, con una penna elegante e incisiva, piena di cose, fa veramente vedere ciò che vede lui. I personaggi sono disegnati molto bene, sfaccettati, ambigui al punto giusto, ci si affeziona a molti e se ne detestano anche alcuni. protagonista indiscussa è Elinor, ma ci sono moltissimi personaggi, anche minori, ognuno fondamentale: Queenie, Lucille, Malcolm, Zaddie, Ivey...
Il fantastico è calibrato in modo splendido, metaforico, mai banale o telefonato, mai spiegato fino in fondo, per lasciare largo spazio all’interpretazione personale. Non è ridondante, anzi, compare nei momenti topici, segna sempre un cambiamento nel bene o nel male, affiora quando la storia ha bisogno di una svolta forte, ed è ciò che muove i tempi, come a dire: per prendere decisioni, cambiare, fare scelte importanti, c’è bisogno di più della razionalità; ci vuole un “colpo di coda”... e non è un’espressione a caso... È esclusivamente legato al femminile, come se il rinnovamento, le decisioni fondamentali, i veri cambi fossero appannaggio delle donne. I infatti ne risulta un testo profondamente femminista, in cui i maschi sono relegati un po’ a marionette i cui fili sono manovrati da mani di donna; ma non in senso spregiativo: è banalmente così che va il mondo. Tutti i mondi: terrestre e acquatico, “reale” e fantastico...
Molto bello, mi ha accompagnata per un po’, anche se non bisogna essere spaventati dai sei libri. Sono brevi, snelli, tengono avvinghiati e sono comodissimi da portarsi dietro. Nei giorni di pioggia si gustano in modo particolare. Una lettura autunno-invernale, da fare con la mente aperta e la voglia di divertirsi, ma anche con quella di calarsi nelle oscure e a volte pericolose acque dei rapporti umani.
Blackwater, di Michael McDowell, Neri Pozza (Beat), 2022 (1983), 1488 pagine. Traduzione di Elena Cantoni
