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Marzahn, mon amour (Storie di una pedicure), di Katja Oskamp





Lo sa dove siamo? Sopra la merda di Berlino siamo. Qui prima ci scaricavano le fogne, poi ci hanno costruito su ’sti palazzoni. Quando scavano, si sente ancora la puzza, la puzza.

Marzahn è un quartiere periferico, il più grande progetto di edilizia popolare di prefabbricati in cemento della ex Berlino Est della Ddr. Katja vuole fare la scrittrice, ma la sua carriera non decolla. Decide quindi di fare un corso per pedicure e di andare a lavorare in un negozio del quartiere, dove si occupa di clienti persone di tutti i generi. Persone che chiacchierano di tutto, persone chiuse in sé stesse, persone sole, persone senza niente da fare, persone che cercano di tenersi su tra mille difficoltà... Persone in generale non ricche, con mille problemi ma anche con mille speranze e sogni e desideri; e tutte hanno una cosa in comune: si vergognano dei propri piedi. 
Mi viene in mente uno spettacolo con cui sono andata in scena anni fa, tratto dal romanzo La donna abitata di Gioconda Belli (un libro che consiglio vivamente, è splendido). Una battuta recitava:

Se fossi una di loro non mi fiderei affatto di una con i miei piedi...

Perché i piedi dicono tanto di una persona. Con i piedi curati da professionista ricca e benvestita, il mio personaggio, Lavinia, si vergognava profondamente di sé stessa in un luogo in cui i piedi delle altre persone presenti erano brutti, malcurati, pieni di calli e con le unghie rotte con lo smalto sbeccato. In quel contesto i piedi rovinati erano il simbolo di una bassa classe sociale e in netto contrasto con la pulizia e l’abbigliamento di Lavinia.

Così si può pensare che in certi quartieri poveri e disagiati prendersi cura dei propri piedi sia anche un modo per sentirsi meglio e conservare la propria dignità estetica, e quindi umana. E Katja fa proprio questo: passando per i piedi regala dignità e benessere alle persone che ne hanno bisogno, nel quartiere giusto, dove l’atto della pedicure non è solo un vezzo, ma un vero e proprio modo di stare meglio. Ed è per questo che Katja ama Marzahn – Marzahn, mon amour –: perché lì si sente apprezzata, utile.

A partire dalla primavera del 2015 mi sono presa cura di circa tremilaottocento piedi, diciannovemila dita. Ho tenuto stretta fra l’indice e il pollice ciascuna di esse.

E l’affresco che ne esce racconta soprattutto di una città: una Berlino variegata, crudele, luminosa, in cui tutto doveva essere una cosa ma è stata un’altra per poi diventare un’altra ancora, sempre in movimento, in continuo mutamento: tranne che per il disagio, quello resta sempre uguale. E ogni abitante ha una storia, più o meno avvincente, più o meno triste. E la depositaria di tutte queste storie è Katja, che diventa amica, consigliera, memoria storica. I clienti e le clienti che vanno da lei sanno che una volta al mese andranno in un posto da dove usciranno più carini, più curati, in cui qualcuno si prenderà cura di loro, in cui potranno consentirsi il lusso di essere essere frivoli, di non pensare ai problemi, in cui le cose vengono migliorate.

Perché la “bellezza” di Marzhan, lungi dall’essere nelle facciate dei brutti palazzoni tutti uguali, è nei volti dei cittadini, in ogni ruga, in ogni gamba storta, in ogni capello tinto. E in quell’odio/amore che ogni abitante ha per il quartiere. Tanti capitoli si aprono con una considerazione su Marzhan:

I pregiudizi nei confronti dei capannoni prefabbricati di Berlino Est, i cosiddetti Plattenbau, sono duri a morire. Molti pensano che Marzhan sia un deserto di calcestruzzo, mentre in realtà è un quartiere molto verde, con strade ampie, parcheggi a volontà e marciapiedi ben tenuti e ribassati in corrispondenza degli attraversamenti.

Molte persone sono convinte che Marzahn brulichi di ex pezzi grossi della Ddr e di funzionari del Partito di unità socialista. Ma non è così [...] Curo i piedi di ex muratori, macellai, infermiere. Di tanto in tanto incontro un’operaia specializzata in elettronica, un’allevatrice di bovini e una benzinaia.

Per questo Katja è felice: perché qui ha trovato la sua dimensione; in cui non le vengono richieste tecniche di marketing per vendere i suoi libri, né nessuno ha aspettative sul risultato intellettuale della sua scrittura: qui lei è solo quella che cura i piedi e regala benessere. Alla fine, forse, la ricetta della serenità è tutta qui: nell’anonimato e nel regalo di un sorriso senza secondi fini.

Mi sento a casa, qui a Berlino, sulla mia isola galleggiante di Marzahn. Il mio amore è diventato liquido, si insinua negli interstizi più improbabili. L’amarezza che mi portavo dietro è scomparsa insieme agli ultimi residui di arroganza giovanile. Al suo posto percepisco un principio di indulgenza senile che talvolta sfocia in una leggera tendenza al kitsch [...] Non mi importa. Tanto nessuno mi vede.

Il libro è in parte autobiografico e Oskamp lavora come pedicure a Berlino dal 2015. Ho scoperto che questo romanzo è molto famoso e amato a livello internazionale: vero e proprio caso letterario in Germania, dove ha venduto più di centomila copie in pochissimo tempo, la Gran Bretagna ne ha trasmesso la lettura integrale alla Bbc. È breve, snello, semplice, ma dice tantissimo, sulla società e sul bisogno di prendersi cura e di riceverne...

Marzahn, mon amour (Storie di una pedicure), di Katja Oskamp, L’Orma, 2023 (2019), 130 pagine. Traduzione di Rachele Salerno

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