Quei libri alla Ravera senza però l’amarezza, il rancore e l’ironia di Lidia Ravera. Il romanzo è carino, scorre via veloce, i personaggi sono disegnati bene. Certo, resta tutto un po’ superficiale, non c’è quella “fame di lotta di classe” che piace a me. Io preferisco quando i libri ambientati in quel periodo sono più arrabbiati, più politicizzati. Però Serena Dandini ci mette lievità, anche se non il mordente che mi aspetto dalla conduttrice di Avanzi e di Tunnel e di tutti quei programmi che facevano vera satira e di cui si sente molto la mancanza (mi scuserà Crozza, che è indubbiamente un fenomeno, ma parliamo di one-man-show).
Bisogna capire di che pasta si è fatti per diventare qualcosa, pane, pizza, biscotti o quello che sia, ma se non capisci di che pasta sei fatta rimani lì ad ammuffire.
In C’era la luna siamo a Roma nel 1967 e la protagonista Sara Mei ci racconta cosa voleva dire essere ragazzina in quegli anni in cui le generazioni scavavano fossati fra di loro, in cui soffiavano venti di battaglia sociale, in cui si avvicinava la rivoluzione sessuale anche per ragazze che non sapevano dove e come mettere la verginità. Sara è innamorata del fratello di una sua amica, l’anarchico, bellissimo Saverio. Ognuna delle sue amiche ha un’idea chiara della lotta: attivista o non attivista, giusta o sbagliata, eccitante o pericolosa... tranne Lucy Palumbo, la sua amica un po’ “sfigata”, con cui può continuare a essere una ragazzina anche un po’ stupida a volte, leggera, giocosa... fino a quando anche per Palumbo la maturità arriverà come una sassata... C’è da crescere, cara Sara, e da farlo in anni scoppiettanti, in tutti i sensi... fino alla bomba alla Banca dell’Agricoltura di Milano, ai ‘rastrellamenti’ degli anarchici, a Pinelli...
Indubbiamente l’ambientazione è interessante, e anche il modo di raccontare i pensieri di Sara. Ci sono delle parti belle, quelle che vanno verso l’universale, che parlano di come si sentivano i ragazzi, dei loro desideri, delle loro speranze, per ritrovarli molto simili ai ragazzi di adesso e forse di tutte le epoche.
Eravamo esseri in costruzione, dai lineamenti incerti, appena disegnati a matita, viaggiatori intergalattici persi nello spazio alla disperata ricerca di una definizione che ci rendesse liberi e compiuti, assegnandoci un posticino nel mondo. Ma nonostante la luna e le stelle del litorale laziale, la nostra destinazione finale restava ancora lontana.
Non è che non mi è piaciuto, è gradevole e scritto bene. Sono le mie aspettative su libri che affrontano certi temi a essere forse esagerate. Del resto io non amo neanche la Ravera, che trovo sempre un po’ “vetero”.
Ma tant’è, lo consiglio. Senza avere troppe pretese sulla “cazzimma”...
C’era la luna, di Serena Dandini, Einaudi, 2025, 205 pagine.
