Katie contiene i miei omicidi più inquietanti ed è sicuramente il mio romanzo più crudele. Scriverlo è stato divertente. Da morire. – Michael McDowell
Trovare dei begli horror gotici non è semplice. Per la trama. Ma trovarne pure ad alti livelli di scrittura letteraria è veramente difficilissimo. Per fortuna una mia amica mi ha prestato Katie di Michael McDowell. Sì, quello che è tornato in auge di bestia con la saga di Blackwater, pubblicato a puntate in una splendida edizione Neri Pozza, quella dalle copertine metallizzate e dal formato strepitoso. Si potrebbe pensare che siano due romanzi molto simili e invece la mia amica mi garantisce che sono invece molto differenti. Io mi fido ciecamente perché Blackwater ancora non l’ho letto, ma naturalmente rimedierò a brevissimo.
La vicenda si svolge nell’America della Golden Age, tra il piccolo paese New Egypt e la metropoli New York. Katie Slape in realtà non è la protagonista, ma una sorta di “antieroina”, che con la sua cattiveria efferata intreccia il suo destino a quello della buona e un po’ sprovveduta Philomela Drax. E da cosa parte tutto? Ma dai soldi, naturalmente. Soldi che Hannah Slape e il suo compagno, il pessimo John, rubano al nonno di Philomela dopo averlo ammazzato malissimo. Per non farsi mancare niente del delitto vengono accusate proprio Philomela e la madre Maria, che però, PICCOLO SPOILER, non fa proprio una bella fine. Da quel giorno, lungo una serie di granghignoleschi delitti, molti privi di ragione, le strade di Katie e Philomela continueranno a incrociarsi, per volontà o per caso. Katie legge il futuro a povere donne che avranno un futuro troppo breve da essere predetto Philomela trova il suo destino nella ricca famiglia Maitland. Come in ogni ottimo romanzo, a un certo punto di un viaggio di rincorse e sfioramenti, tra incendi, sangue, luoghi di malaffare e treni deragliati, non si sa più chi insegue chi, chi vuole di più la morte di chi, chi è più deciso a farla finita con una storia che fa marcire la vita della povera Philomela e, ahimè!, di coloro che le gravitano attorno: da Henry e Nedda Maitland all’amica Ella. Ci sarà il lieto fine? Non sta a me rivelarlo, ma McDowell in questo è mago.
Il romanzo è molto bello, ricchissimo, sia di avvenimenti che per scrittura. Tutte le ambientazioni catapultano nell’America vorticosa, moderna e cattiva della Golden Age. Katie è perfida, senza se e senza ma, senza nessun tipo di sfumatura, senza giustificazioni. È creatura del Male fine a sé stesso. E gode nel farlo. È la cattiva per antonomasia, quella a cui non si può dare nemmeno un briciolo si simpatia (ma è poi vero?). Philomela è invece più sfaccettata, anche se in questo contesto, incarna anche lei senza se e senza ma, il bene assoluto. Trasparente, sincera, capace di amare e di essere riconoscente, non ha però scrupoli nel desiderare ardentemente la morte della rivale. Si potrà dire: «E vorrei vedere, dopo tutto quello che le ha fatto subire!». Ma in realtà, in una letteratura più “semplice”, in un romanzo come questo, che è un romanzo di genere, ci sarebbe stata benissimo una Philomela che, nonostante tutto, non desiderasse la morte di nessuno. La bontà a tuttotondo. Questa sfumatura del personaggio, questa catarsi che lei ha attraverso il desiderio di vedere la sua nemica soffrire, è ciò che separa il libro di genere dalla letteratura. E in questo caso, con l’abilità di McDowell, rende Katie un grande romanzo gotico. E ora, a breve, Blackwater. Sono molto curiosa!
Katie, di Michael McDowell, Neri Pozza Editore, 2024 (1982), 428 pagine. Traduzione di Elena Cantoni (Studio editoriale Littera).
