Riga uno, pagina uno. Platone scriveva che la felicità umana è il sommo obiettivo dell’esistenza. Peccato che Platone fosse uno stronzo e la felicità umana una cosa ampiamente sopravvalutata...
Felicità® è un marchio registrato dalla casa editrice Panderic Inc. di New York dopo che il suo manuale di autoaiuto, curato da Edwin de Valu, ha sforato qualsiasi record di vendita, causando la fine del mondo occidentale conosciuto: un’apocalisse felice che ha portato la società americana sull’orlo del baratro...
Il manuale – Quello che ho imparato sulla montagna, di Tupak Soiree – con più di mille pagine scritte senza suddivisione in capitoli, senza quasi punteggiatura à la Berto, viene pubblicato per disperazione, dopo una serie di vicende e qui pro quo tra Edwin, il suo capo Léon Mead e l’autore, che a quanto pare è sempre in ritiro spirituale nel deserto. Mandato in libreria con una copertina monocolore e una scritta di una semplicità estrema, manco fosse una dispensa universitaria, in breve tempo diventa la linea guida della vita della quasi totalità della popolazione. I cardini sono sempre i soliti: per raggiungere la felicità non abbiamo bisogno di bere, fumare, drogarci... basta con tutte le cose nocive della nostra vita! Basta anche con il lavoro che genera soldi, e quindi bisogni, e quindi aspettative, e quindi infelicità! Mettiamo un cartello sulla porta con scritto «Sono a pesca» e iniziamo a vivere! E se tutti facessero così? Questa è la domanda che si pone e ci pone Will Ferguson. Se tutti mettessimo in atto pedissequamente le azioni che portano alla felicità? Un mondo di persone felici sarebbe sostenibile da una società che basa quotidianamente la propria esistenza sul bisogno di consumare? La risposta, cinicamente, realisticamente, sarcasticamente è no! Semplicemente, come in una leggenda del vaso di Pandora al contrario, un genere umano felice segna automaticamente la decadenza del mondo così come lo conosciamo, con conseguenze disastrose.
“Vorrà dire che la gente diventerà felice. Che male c’è?”. May, tutta la nostra economia si basa sulle debolezze umane, sulle cattive abitudini e sulle insicurezze. La moda. I fast food. Le macchine sportive. I gadget tecnologici. I vibratori. Le cliniche dietetiche. Le boutique del capello per gli uomini.Gli annunci personalizzati. Le sette religiose. Le squadre sportive di professionisti: una vita vicariata! I parrucchieri. La crisi del maschio di mezza età. Lo shopping compulsivo. Tutta la nostra esistenza si fonda sul dubbio e l’insoddisfazione. Pensa che cosa succederebbe se tutti fossero veramente, autenticamente felici. Autenticamente soddisfatti delle proprie vite. Sarebbe un cataclisma. Il paese andrebbe completamente in tilt, e una volta in tilt l’America, non credi che il resto del mondo occidentale la seguirebbe? Sto parlando di un effetto domino su scala globale. La fine della storia. [...] Passiamo la vita a costruire castelli di carte, dopodiché passiamo il resto della vita ad aspettare che qualcuno inciampi nel tavolo.
Edwin tocca con mano queste conseguenze: la moglie Jenni lo lascia, la sua collega-migliore amica-amante May si fa “traviare” dal manuale e lo abbandona al suo destino, i trafficanti di droga in combutta con i leader delle aziende del fumo e dell’alcool lo vogliono uccidere... di Tupak Soiree nessuna traccia... manco si sa chi sia!
Tupak Soiree non era l’Anticristo. Non era neanche un genio del male. In realtà una volta che lo si conosceva, era un tipo piuttosto affabile, sebbene, come sappiamo, fosse responsabile del crollo della civiltà occidentale.
Può sembrare un romanzo distopico umoristico, in realtà è una dissacrante, comicissima e amarissima satira dei nostri giorni, una salita al paradiso che è però una discesa agli inferi, una riflessione sul nostro modo di vivere, lavorare, pensare, amare...
Il mondo non brilla di magia, May. Brilla di tristezza.
Io l’ho trovato geniale, scritto benissimo, molto contemporaneo – anche se è stato scritto nel 2001 non è mai stato così attuale –, divertentissimo... Il finale, che naturalmente non svelerò, con la scoperta dell’identità di Tupek Soiree... pazzescamente azzeccato.
Felicità®, come ogni romanzo strepitoso che si rispetti, pone moltissime domande e dà pochissime risposte. Ci mette davanti alle nostre idiosincrasie, alle nostre contraddizioni, al nostro modo di stare nel mondo... saremmo discepoli di Soiree o suoi ferventi oppositori? Siamo tesi verso la luce o ci va benissimo la nostra mezz’ombra fresca in cui sorseggiare Daiquiri senza pensieri? E saremmo davvero felici nella totale serenità, senza un problema, senza un desiderio, senza emozioni forti?
Avrebbe trovato un posto in cui Tupak Soiree non fosse ancora penetrato, un posto in cui la gente continuava a maledire, a lamentarsi, a preoccuparsi e a ridere, a ridere non col cuore ma con la pancia. Un posto dove la gente continuava a provare, a fallire e a riprovare. Un posto oltre l’arcobaleno dove la gente lottava, scopava, beveva e fumava con sconsiderato abbandono umano.
Will Ferguson non offre vie di mezzo, tutto è estremo – compresi i personaggi e le loro relazioni –, parossistico, dai colori brillanti... tutto luccica e sprofonda nel buio nella sua scrittura. Il romanzo è pieno di citazioni: da Salinger a Whitman, Boswell, Lansdale, King, Orwell... E poi c’è la critica all’editoria, che diventa metafora della società:
... in sostanza più un libro ha successo, più soldi spendi per promuoverlo. Se un libro non è un bestseller, in fondo, perché sprecare soldi per spingerlo? Il risultato? I libri che ne hanno meno bisogno sono quelli per cui vengono spesi più soldi.
In fondo, non è così un po’ per tutto?
Un gioiello, da leggere assolutamente, con attenzione particolare in questi periodi in cui infuriano venti di guerra e nell’aria c’è odore di merda e zolfo.
E un plauso alla copertina – di Lincoln Agnew –, che è il motivo per cui la mia “tata” me l’ha regalato...
Felicità®, di Will Ferguson, Accento, 2023 (2002), 392 pagine. Traduzione di Andrea Buzzi. Da leggere la bellissima prefazione di Diego De Silva.
