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Giorni memorabili, di Michael Cunningham


Whitman è stato l’ultimo grande uomo che ha veramente amato il mondo. Le macchine stavano appena cominciando ad avanzare quando visse lui. Se potessimo tornare a un’era come quella di Whitman, forse potremmo amare di nuovo il mondo.

Michael Cunningham è indubbiamente uno dei miei autori preferiti. Le ore, Una casa alla fine del mondo, Carne e sangue... Uno più bello dell’altro. Ed è un autore versatile, con uno stile preciso, ma pronto a storie sempre diverse. Questo Giorni memorabili, scovato in una vecchia edizione al Libraccio tra i libri a 2 euro, è completamente diverso da ogni altro suo romanzo.

Tre storie, tempi diversi, tre personaggi che ricorrono in tutte e tre le vicende anche se con caratteristiche e ruoli diversi. Un’unica linea temporale che parla di corsi e ricorsi, di evoluzione, di consequenzialità... Dove finisce una storia ne inizia un’altra, nuova, ma necessariamente figlia della precedente. 

Luke (o Lucas,un bambino), Simon (un ragazzo, un mezzo umano mezzo androide),  Catherine (o Cat, o Catareen, una donna, una nadiana...): umani, troppo umani, alieni, androidi... ma sempre figli di un unico pianeta... o due. In comune hanno New York – una metropoli ambigua, violenta, inospitale –, una tazza bella e antica incisa con frasi di una lingua sconosciuta e Walt Whitman, il poeta che lavorò per tutta la sua vita a un unico libro, Foglie d’erba rimaneggiandolo, ampliandolo, modificandolo ab libitum; il poeta dell’ottimismo, degli inni alla vita, alla natura, all’individuo. Tre vicende che sono tre generi a sé stanti di romanzo: un racconto à la Zola, di miseria e fantasmi in cui la poesia si fa portavoce di morti; un thriller terroristico, dove i bambini diventano bombe umane e la poesia diventa messaggio di morte, ma anche di richiesta di aiuto e di redenzione; un distopico in cui Whitman diviene ricordo ancestrale di quando nel mondo esisteva tanta bellezza, la stessa che ormai, dopo una guerra nucleare, andrà ricercata altrove, nell’universo.

Tre canti di umanità che hanno per protagonisti un uomo, una donna, un bambino, personaggi che si amano, si odiano, si fanno paura e si salvano in un mondo che è chiaramente ostile, ma che mantiene intatta nell’uomo la capacità di scrivere poesie, di impararle, di farle proprie e di tramandarle, nonostante la sfortuna, la povertà, il terrore e il sopraggiungere del nulla. 

La scrittura di Cunningham è stupenda come sempre. Ricca, coinvolgente... I personaggi sono disegnati benissimo, pieni di sfumature, mai banali. Una lettura a tratti grandiosa in cui si alternano il pessimismo realista verso un mondo in sfacelo e il terribile desiderio umano di incontrare la Bellezza.

Non è forse di Whitman il verso che accompagna il professor Keating nel tentativo quotidiano di far amare la bellezza letteraria ai suoi allievi ne L’attimo fuggente? «O capitano, mio capitano»... E non ci è forse riuscito il professore, anche attraverso la morte e il dolore? Salvifico, superbo, emozionante. Come Giorni memorabili. Mai titolo fu così azzeccato.

Giorni memorabili, di Michael Cunningham, Bompiani, 2005, 407 pagine. Traduzione di Ivan Cotroneo (che è tra l’altro un bravissimo drammaturgo e sceneggiatore). Il libro è stato rieditato da La nave di Teseo nel 2020 con la stessa traduzione)

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