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La ragazza di Savannah, di Romana Petri

La cosa più difficile [...] è mettere d’accordo il pensiero con le parole una dietro l’altra. E quindi la scrittura è allenamento, è una disciplina, ma anche qualcosa di più. [...] Beh, ti dico che scrivere significa impolverarsi sulla strada della vita. E che per farlo hai bisogno di un granello di stupidità.

Regina Cline nasce in una famiglia molto cattolica, molto in vista; anche Edward O’Connor viene da una famiglia economicamente solida, e lavora nell’azienda del padre dopo la carriera militare nella Prima guerra mondiale. Dalla loro unione:

Il 25 marzo del 1925 nacque la loro unica figlia in un ospedale accanto alla cattedrale di Sa Giovanni Battista, a pochi passi dalla scuola femminile. Venne subito battezzata e le diedero il nome di Mary Flannery.

Mary Flan, La ragazza di Savannah, da grande si farà chiamare Flannery O’Connor e diventerà la scrittrice cattolica del Sud più influente della sua epoca, ammirata dai grandi della letteratura. Amante dei volatili, sarà sempre circondata dai suoi amati polli e da decine di pavoni che ritiene essere manifestazioni di Dio:

... non c’era niente di meglio di un pavone per dimenticare il mondo.

Personalità bizzarra, sempre pronta alla risata, arguta, incredibilmente intelligente e forte. Forte di una forza che le fa sopportare una malattia orribile, il lupus, che la rende invalida giovanissima e le causa una serie indicibile di sofferenze fisiche e morali, ma che mai la abbatte fino all’ultimo giorno, che arriva prestissimo, quando ha solo trentanove anni, dopo una vita dedita alla scrittura, ai suoi uccelli, alla sua tenuta, l’Andalusia, dove vive con la madre amatissima – il padre muore giovane, anch’esso di lupus –, a Dio, senza mai la consolazione di un amore, ma circondata dall’affetto di amici e amiche che la supportano e la stimano.

Ha una vita piena di cose: grandi successi e anche critiche aggressive, conferenze, viaggi in giro per gli Stati Uniti, premi... il tutto affrontato con uno spirito ironico, caustico, con le stampelle e la fortissima, inalterabile fede. Una vita straordinaria ancorché troppo, troppo corta. 

Romana Petri scrive un libro che è un omaggio a una donna fuori dal comune. Non romanza nulla, scrive – benissimo come sempre – la progressione della vita difficile di una donna straordinaria, tra dolori indicibili e grandissimi affetti, una donna dalla volontà ferrea, ma anche consapevole delle mancanze che la sua malattia le impone, prima fra tutte quelle dell’indipendenza, che la rende prigioniera della sua tenuta e della madre, che ama moltissimo ma che sente allo stesso tempo come un impedimento costante.

– Che espressione hai fatto?
– Di una che ha appena preso a morsi sua nonna, e con gran piacere. E comunque sembro una profuga in fuga da pensieri orrendi.  

Una scoperta. Non di Romana Petri che è “solo” una bellissima conferma, ma di una scrittrice che francamente non conoscevo e che ora non vedo l’ora di leggere. La cosa che più mi ha colpito è il rapporto di Mary Flan con i pavoni e i polli. Per sua ammissione, la cosa che più le piace fare al mondo è dare da mangiare alle galline... E contemporaneamente scrive romanzi “tremendi”, in cui la redenzione umana deve necessariamente passare attraverso l’abiezione, il dolore, il crimine, la violenza cieca. Una visione della fede molto cruda, che le attirò critiche feroci dal mondo intellettuale e dalla sua stessa famiglia. Prostitute, assassini, ladri: questi i protagonisti delle sue storie; storie di turpitudine e orrore che solo Dio può sanare... Uno dei suoi libri più famosi non per niente si intitola Il Cielo è dei violenti – già prenotato!

Dicono che ossessiono e perseguito il pensiero di chi legge. E allora? È proprio quello che voglio. I miei personaggi stanno su un ring e fanno a cazzotti con loro stessi. Vorrebbero lo stile pio? Beh, possono scordarselo. La grazia si sceglie dopo un lungo rifiuto. Questa è santità, non il bisc bisc delle bigotte in chiesa. Io scrivo contro quella gente. Un assassino che si abbandona alla grazia dopo averla rifiutata è l’unico vero redento che riesco a riconoscere.

Un peccato che sia vissuta così poco, ma una ricchezza letteraria intensa, da scoprire. Inoltre, altra sua caratteristica, cesellava i suoi testi, rileggendoli e modificandoli mille volte sempre in cerca della perfezione. Diceva che poteva scrivere non più di un libro ogni cinque anni! Grazie a Romana Petri che ha fatto conoscere intimamente una scrittrice così preziosa. Col suo stile inconfondibile. 

La ragazza di Savannah, di Romana Petri, Mondadori, 2025. 

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