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L’amante giapponese, di Isabel Allende

L’amante giapponese, di Isabel Allende

Rimani, ombra dell’amor mio schivo
figura dell’incanto che più adoro
bella illusione da cui la morte imploro 
dolce fantasma in cui penando vivo.

Sor Juana Inés de la Cruz

Sempre belli i libri di Isabel Allende. Intensi, emozionanti, eleganti e ricchi di storia e fatti poco conosciuti. Mi lasciano sempre delle domande e nuove conoscenze. Per esempio, non sapevo dei campi di concentramento negli Stati Uniti – moooooooolto simili a quelli nazisti, se non altri per la finalità – aperti dopo Pearl Harbour e destinati ai giapponesi, in modo da scongiurare qualsiasi associazione terroristica interna (nel romanzo la Allende parla del campo di Topaz). Vennero internati tutti, per anni, anche i nati in America giapponesi di seconda, terza generazione. E ci morivano nei campi. Come gli ebrei, come gli omosessuali e i disabili. I nostri liberatori dalla follia nazista hanno messo in piedi delle strutture uguali uguali a quelle naziste. Se non apre domande questo... Domande forse superflue, si sa di cosa stiamo parlando e la storia contemporanea ce lo ricorda ogni giorno... ma leggere certi fatti in un romanzo che possiamo definire tranquillamente d’amore... beh, sposta un bel po’. 

Era profondamente alterato: non poteva fare a meno di paragonare ciò che stava succedendo a pochi isolati da casa con quello che probabilmente era capitato ai suoi cognati a Varsavia.

E nel campo di Topaz finisce anche la famiglia Fukuda, composta da Takao e Heideko, i genitori, e Megumi, Charles, James e Ichimei, i figli, che da sempre sono giardinieri, ma anche amici e confidenti della ricca famiglia ebrea Belasco, che prende con sé la giovane parente Alma, in fuga dalla Polonia dei rastrellamenti di Hitler. Alma e Ichimei diventano gli attori di una travolgente storia d’amore che porterà gioia e sofferenza in egual misura nella vita di entrambi. Complice e rivale di Ichimei è Nathaniel, erede Belasco, che per riparare a un guaio sposa Alma, per affetto e perché è una buona copertura, visto che... 

La storia viene raccontata da un’Alma anziana, in una casa di riposo inglese che si chiama Lark House, alla giovane infermiera Irina Bazili, anch‘essa depositaria di una storia difficile, destinata però al lieto fine.

È una storia bella e intensa, fatta di tantissime cose, ma soprattutto di amore. Amore ovunque, carnale e platonico, fatto di lettere e di pomeriggi in infimi hotel, di lontananze e ritrovamenti... Ed è la storia di donne forti, che affrontano la vita a testa alta anche tra le sofferenze e le perdite. Sono molto diverse, ma l’aver conosciuto il dolore le accomuna e le rende sorelle. Ed è anche una storia di cose taciute, di segreti e di scheletri nell’armadio che bussano forte per uscire. Ognuno ha i suoi e condividerli serve, forse, a rintuzzarli tra gli scaffali per un po’. Fino a che, forse, qualcuno di loro diventa spirito e torna a trovarci... 

Cosa farsene di questa felicità che ci giunge senza motivo, questa felicità che non chiede nulla per poter esistere?

L’amante giapponese, di Isabel Allende, Feltrinelli, 2015, 281 pagine. Traduzione di Elena Liverani. 

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