Passa ai contenuti principali

Usciti di Senna, di Michel Bussi


Divertente e curioso questo libro di Michel Bussi, uscito nel 2020 ma in realtà scritto nel 2008. Non raggiunge la bellezza di Ninfee nere e Quaderno rosso, che per me sono veri e propri romanzi, al di là dell'etichetta di genere giallo, ma è piacevole e appassionante. L'ambientazione è come sempre curiosa: la Rouen colorata e gremita di gente delle giornate dell'Armada, manifestazione che avviene ogni quattro o cinque anni e che consiste in una parata di velieri d'epoca provenienti da tutto il mondo, che animano le rive e le acque della Senna e che comportano festeggiamenti e bagordi per giorni di fila.

Come sempre per i gialli non farò che accennare la trama, perché ogni altro dettaglio è di per sé uno spoiler. Uno dei primi giorni dell'Armada viene ritrovato sul Lungosenna il cadavere di un marinaio appartenente a uno dei velieri in parata, il Cuauhtémoc. Sul posto, il commissario Gustave Paturel, coadiuvato dai colleghi Colette Cadinot e Ovide Stepanu, si trova tra le mani una bella gatta da pelare, tra un caso difficile e le particolari giornate di festa in cui gestire il caso. Ad aiutarlo, parallelamente, la giornalista Maline Abruzze che, su commissione del suo capo di redazione, si ritroverà a indagare su una serie di omicidi a sfondo picaresco, tra Victor Hugo e improbabili cacce al tesoro. 

Come sempre i personaggi di Bussi sono tratteggiati benissimo e la storia scorre via velocissima e appassionante, tra coup de theatre e scene ad alta tensione. E come sempre il finale è sorprendente e complesso, intessuto nella trama capitolo dopo capitolo, sottotraccia e coerente con tutto il racconto.

Ma la cosa più affascinante è l'ambientazione nella Francia lungo la Senna, che ci fa scoprire Rouen, ma anche altri paesi, i loro cimiteri, i loro monumenti, le loro tradizioni e i loro misteri. 

E poi c'è il fascino dei pirati, con tutto l'immaginario che si portano appresso. Ho trovato un passaggio veramente bello, uno di quelli che fanno vedere le cose da un punto di vista particolare: quello in cui Ramphastos, un vecchio pirata che Maline incontra nel bar Libertalia, e che le racconta l'origine di quel nome, Libertalia. Mi sento di riportarlo, perché non ha collegamenti diretti con lo svolgimento della trama gialla: 

Libertalia [...] è il nome di un'utopia. La prima e la più bella di tutte le utopie. Libertalia è il nome di uno stato creato dai pirati in una zona del Madagascar verso il 1690. Un paese inventato da loro, senza proprietà individuale, senza differenza fra uomini e donne. [...] Volevano creare il Paradiso in terra e per venticinque anni ci sono riusciti. Allora li hanno massacrati. La società finisce sempre per massacrare i pirati, è nell'ordine delle cose. [...] Vuoi sapere come chiamano i pirati, bella mia? [...] Gli angeli neri dell'utopia! Questo è un pirata, bellezza: un angelo nero dell'utopia!

Ramphastos prosegue raccontando che questo modo di concepire il mondo, in opposizione alla rigida gerarchia che "il potere" voleva imporre alla popolazione, fu il motivo per cui la figura del pirata è arrivata a noi così come la conosciamo: con il pappagallo sulla spalla, la benda sull'occhio, la gamba di legno. Perché non c'è come ridicolizzare qualcosa per togliergli potere nell'immaginario della gente. Ridicolizzando i pirati si toglieva loro importanza, li si rendeva reietti, e non rivoluzionari quali erano. Ho trovato questa cosa bellissima. Questo amo di Bussi. La capacità, ogni volta, di costruire storie su delle realtà curiose e trasformarle in qualcosa su cui riflettere; questo andare oltre il giallo, insomma. Questo trovare note a margine, anche in una caccia all'uomo al cardiopalma.

Consigliato per chi ha voglia di tuffarsi in atmosfere molto francesi, avventurose, con un pizzico di poesia picaresca. 

Usciti di Senna, di Michel Bussi, edizioni e/o, 2020, 467 pagine. Alla fine ci sono le precisazioni storiche e geografiche in cui vengono elencati i luoghi geografici e i fatti storici reali, anche se si specifica che la vicenda è inventata. Viene voglia di partire e andare a visitarli! Traduzione di Alberto Bracci Testasecca

Il gatto nella foto: questi piccoli multipli d'arte seguono i percorsi immaginati dall'autrice, Antonella Cicalò, ma possono interpretare anche il flusso dei pensieri del committente che darà così lo spunto per realizzare il suo personale “gatto maestro”, unico e irripetibile. Questi collages sono realizzati con frammenti di riviste letterarie e da collezione, stagnola, legno da recupero e componenti industriali del pet food. Ogni pezzo è unico. Per visitare il suo sito, qui !

Post popolari in questo blog

Tre, di Valérie Perrin

  Puro intrattenimento, ottimo. Dopo Il quaderno dell'amore perduto (bruttissimo il titolo italiano; suonava così bene in francese: Les Oubliés du dimanche  [I dimenticati della domenica])  e Cambiare l'acqua ai fiori , la Perrin torna a parlare di passato e di come il passato sia inevitabile vettore delle nostre vite, nel bene e nel male; come non possa cancellarsi; come possa essere rifugio e pietra al collo, consolazione e condanna. Banale? Un po', indubbiamente. Ripetitivo? Anche, forse. Ma devo dire che non mi stanca mai. È una di quelle autrici che non consiglio di leggere in modo "seriale"; penso che tra un libro e l'altro sia meglio inserire altre letture per non rischiare di cadere un po' nella reiterazione del meccanismo. Ma se si vuole "staccare il cervello" con letture di evasione, avvincenti e scritte bene, allora la Perrin per me è perfetta.  Con Tre ci porta a La Comelle , un paesino della Borgogna, uno di quelli da cui i ragazzi

La variante di Lüneburg, di Paolo Maurensig

  Ho trovato per caso, tra altri libri, sistemando una casa per affittarla, La variante di Lüneburg di Paolo Maurensig . Incuriosita, non conoscendo l’autore né il titolo mi sono informata, scoprendo che è considerato un capolavoro nel suo genere. Beh, lo confermo. L’ho letto in un giorno, senza riuscire a staccarmene. Non amo etichettare i libri per genere, ma se dovessi farlo per questo, onestamente non saprei dove collocarlo. Inizia come un giallo, con la morte di un uomo d’affari e scacchista, Dieter Frisch , che viene catalogata come suicidio. Ma sul cui corpo viene ritrovata una scacchiera di stoffa, cosa che fa pensare invece più a un’esecuzione. Con un flashback del giorno prima della morte, ritroviamo Frisch in treno impegnato in una partita a scacchi con un collega. A un certo punto nello scompartimento entra un uomo, Hans Mayer , che comincia a raccontare una storia sul suo maestro-mentore-padre adottivo, Tabori , ex detenuto del lager di Berger Belsen che si scoprirà avere

Denti bianchi, di Zadie Smith

Leggo poca letteratura italiana. Lo ammetto, è così. Ci sono autori che mi piacciono molto, ma tendenzialmente le mie letture sono straniere. Non è una forma di snobismo o di esterofilia, è solo che trovo che gli autori italiani contemporanei non abbiano più la capacità di sfondare le pareti di casa e farvi entrare il mondo. Una volta ci riuscivano: la Morante, Moravia, Calvino, Pavese, la Deledda, Pirandello… nelle storie umane intime trapelava quello che erano la società, i costumi, le idiosincrasie e i grandi avvenimenti. Testori, uno su tutti, era un mago in questo con le sue storie di operai e prostitute che riflettevano la dignitosa miseria del proletariato milanese. Ora, la sensazione è che non ne siano più capaci. Le storie si avvitano sempre un po’ intorno all’ombelico dei protagonisti e lì rimangono, più o meno dolorose o divertenti, più o meno quotidiane o particolari, ma sempre piccole storie di piccole persone restano. E questo va incontro al gusto di molti che amano le pi