Passa ai contenuti principali

La doppia madre, di Michel Bussi



Tempo fa lessi Ninfee nere, noir ambientato a Giverny (il paese di Monet), che mi piacque enormemente. Subito dopo lessi Quaderno rosso e anche quello mi piacque moltissimo. La cosa che amo di Bussi è la capacità di dare oltre il giallo per parlare sottotraccia di altro: il rapporto con l’arte e con il tempo, il mondo dell’immigrazione clandestina a Marsiglia, i rapporti familiari e amorosi distorti, il concetto di "prezioso"... E da francofila lo apprezzo ancora di più, visto che ambienta le sue storie in luoghi particolari e poco conosciuti, tipo l’isola delle Réunion, l’isola di Mornesey, i paesi della provincia francese semplici ma ricchi di mistero…

Il problema di Bussi è la discontinuità: a libri veramente riuscitissimi ne alterna altri che lasciano un po’ di insoddisfazione, forse perché la particolarità eccezionale di Ninfee nere e Quaderno rosso è difficile da eguagliare e mi hanno creato aspettative molto alte (ah, le aspettative, tomba della creatività).

La doppia madre è un Bussi riuscito. Solo due parole sulla trama perché ogni cosa che direi potrebbe essere spoiler. Marianne Augresse, comandante della polizia di Le Havre, trentanovenne in cerca di un figlio con uomo disponibile a farne uno, si trova coinvolta dallo psicologo scolastico Vasil Dragonman in un caso in cui un bambino asserisce che i genitori non sono i suoi veri genitori, mentre già sta cercando un coppia di fuggiaschi dopo una rapina in cui due rapinatori sono morti, uno è ferito, l'altro latitante. Come sempre in Bussi i casi si intersecano in modi bizzarri e la soluzione non sarà quella che ci si aspetta, in un gioco di scatole cinesi in cui nessun finale è davvero la fine e nessun personaggio è davvero (o soltanto) quello che sembra. Qualsiasi altra cosa dicessi sarebbe un indizio e quindi sorvolerò, ma la trama è complessa, piena di tracce disseminate che nelle pagine finali trovano la propria collocazione, anche laddove non si sarebbe ritenuto probabile.

E spazio ha anche la commozione, per come viene disegnato il personaggio del bambino, Malone – con il suo peluche “vivente” Guti – vittima innocente di un pericoloso gioco tra adulti che avrà il suo lieto fine, nonostante tutto.

Ho anche scoperto l’esistenza di un curioso animale “smemorato”, ma anche su questo non dirò nient’altro perché è un pezzo di trama da scoprire e non voglio togliere nulla al piacere di scoprire l’indagine passo passo insieme alla squadra di Marianne.

Insomma, un giallo da gustare, ricco di colpi di scena, specchietti per le allodole e con un finale a sorpresa, tipico di Bussi.

Chiudo con la riflessione di Papy, collega "anziano" di Marianne, molto interessante, uno dei risvolti del giallo che mi fa amar Bussi, qual qualcosa che “va oltre”:

Non trovi pazzesco che la gente continui a riempire carrelli e pagare disciplinatamente alla cassa per arricchire aziende che guadagnano miliardi anziché caricare tutti insieme, tipo ariete, e fare esplodere i tornelli di tutti i supermercati di Francia? Non ti sembra folle che ci sia ancora gente che va in giro in Porsche senza farsi tirare i sassi, col Rolex al polso senza farsi tagliare la mano? Che quelli che non hanno più niente da perdere accettino di ritirarsi dal gioco così, senza neanche puntare il poco che gli resta, almeno per l’onore, per stupire la ragazza, per conservare un po’ di dignità di fronte ai figli?... Cavolo, perfino a poker non ti rassegni a perdere senza puntare tutte le fiches che hai!

La doppia madre, Michel Bussi, edizioni e/o, 2018, 484 pagine. Traduzione di Alberto Bracci Testasecca 

Post popolari in questo blog

Tre, di Valérie Perrin

  Puro intrattenimento, ottimo. Dopo Il quaderno dell'amore perduto (bruttissimo il titolo italiano; suonava così bene in francese: Les Oubliés du dimanche  [I dimenticati della domenica])  e Cambiare l'acqua ai fiori , la Perrin torna a parlare di passato e di come il passato sia inevitabile vettore delle nostre vite, nel bene e nel male; come non possa cancellarsi; come possa essere rifugio e pietra al collo, consolazione e condanna. Banale? Un po', indubbiamente. Ripetitivo? Anche, forse. Ma devo dire che non mi stanca mai. È una di quelle autrici che non consiglio di leggere in modo "seriale"; penso che tra un libro e l'altro sia meglio inserire altre letture per non rischiare di cadere un po' nella reiterazione del meccanismo. Ma se si vuole "staccare il cervello" con letture di evasione, avvincenti e scritte bene, allora la Perrin per me è perfetta.  Con Tre ci porta a La Comelle , un paesino della Borgogna, uno di quelli da cui i ragazzi

La variante di Lüneburg, di Paolo Maurensig

  Ho trovato per caso, tra altri libri, sistemando una casa per affittarla, La variante di Lüneburg di Paolo Maurensig . Incuriosita, non conoscendo l’autore né il titolo mi sono informata, scoprendo che è considerato un capolavoro nel suo genere. Beh, lo confermo. L’ho letto in un giorno, senza riuscire a staccarmene. Non amo etichettare i libri per genere, ma se dovessi farlo per questo, onestamente non saprei dove collocarlo. Inizia come un giallo, con la morte di un uomo d’affari e scacchista, Dieter Frisch , che viene catalogata come suicidio. Ma sul cui corpo viene ritrovata una scacchiera di stoffa, cosa che fa pensare invece più a un’esecuzione. Con un flashback del giorno prima della morte, ritroviamo Frisch in treno impegnato in una partita a scacchi con un collega. A un certo punto nello scompartimento entra un uomo, Hans Mayer , che comincia a raccontare una storia sul suo maestro-mentore-padre adottivo, Tabori , ex detenuto del lager di Berger Belsen che si scoprirà avere

Denti bianchi, di Zadie Smith

Leggo poca letteratura italiana. Lo ammetto, è così. Ci sono autori che mi piacciono molto, ma tendenzialmente le mie letture sono straniere. Non è una forma di snobismo o di esterofilia, è solo che trovo che gli autori italiani contemporanei non abbiano più la capacità di sfondare le pareti di casa e farvi entrare il mondo. Una volta ci riuscivano: la Morante, Moravia, Calvino, Pavese, la Deledda, Pirandello… nelle storie umane intime trapelava quello che erano la società, i costumi, le idiosincrasie e i grandi avvenimenti. Testori, uno su tutti, era un mago in questo con le sue storie di operai e prostitute che riflettevano la dignitosa miseria del proletariato milanese. Ora, la sensazione è che non ne siano più capaci. Le storie si avvitano sempre un po’ intorno all’ombelico dei protagonisti e lì rimangono, più o meno dolorose o divertenti, più o meno quotidiane o particolari, ma sempre piccole storie di piccole persone restano. E questo va incontro al gusto di molti che amano le pi