Il libraio di Venezia, di Giovanni Montanaro

 


Amo Venezia. Profondamente, visceralmente. Sono legata a lei per motivi personali che affondano le radici nell'infanzia, nel rapporto con i miei genitori e con la bellezza. Appena si potrà sarà il primo posto in cui voglio tornare. Mi manca tantissimo. Ci aggiungiamo che amo le piccole librerie cariche di storia e personalità ed ecco perché mi sono affezionata subito a Il libraio di Venezia. Giovanni Montanaro racconta, in questo piccolo libro, dell'inondazione del 12 novembre 2019, che ha rischiato di mettere davvero Venezia in ginocchio e della forza e determinazione dei veneziani, che hanno impedito che questo accadesse. Vittorio è un librario, proprietario della libreria Moby Dick – luogo di fantasia ma che diventa archetipo di tutte le librerie indipendenti veneziane –, ha il suo locale in campo San Giacomo, sestiere Santa Croce, si destreggia tra i problemi di tutti i giorni, i clienti che latitano, l'affitto raddoppiato, fino a che entra in negozio una ragazza bellissima, Sofia, e allora dovrà destreggiarsi anche tra i sentimenti per lei. 

La storia è molto semplice, lineare, prevedibile. Non ci sono colpi di scena, grandi stravolgimenti, sentimenti catartici. Ma c'è il cambiamento umano davanti alla catastrofe, c'è la dimostrazione di forza di un popolo, che diventa tale dal momento che deve unire le forza davanti a un nemico comune – quell'acqua con cui non c'è niente da fare, che riflette la città un momento e il momento dopo la distrugge. E c'è una storia d'amore lieve e inaspettata, c'è un donna alla finestra che ci guida nella narrazione, e c'è Venezia, la bella Venezia, la Serenissima, che serenissima non è mai, perché combatte ogni giorno con l'erosione del tempo e dell'arroganza dei turisti. Una passeggiata notturna dei due protagonisti ci accompagna tra le calli della città sopravvissuta e, per chi come me la conosce bene, è davvero un regalo. Vittorio e Sofia sono due personaggi di deliziosa normalità.

Il libro è ricco di citazioni. Forse anche per questo mi è tanto piaciuto. Forse perché cita la poesia di Hikmet, a cui sono molto affezionata: 

«Amo in te l'avventura della nave che va verso il Polo.
Amo in te l'audacia dei giocatori, delle grandi scoperte. [...]
Entro nei tuoi occhi come in un bosco pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore per mordere nella tua carne».

E poi Parise, Rimbaud e Verlaine, Mariás, Saramago, Zweig, Scarpa, gli artisti veneziani, Giochi senza frontiere... costruiscono un quadro variegato che ha per cornice una delle città più belle del mondo.

Insomma: un piccolo libro a lieto fine che lascia la sensazione che sì, Dostoevskij aveva ragione, la bellezza salverà davvero il mondo. Per ora salva Venezia. Perché la bellezza è il motore della grande macchina umana che salverà calli e campi e campielli. 

Invidio moltissimo Sofia, non per la sua bellezza, ma perché abita a Dorsoduro dietro al Guggenheim, che è il sogno della mia vita: avere una casetta con balconcino fiorito che affaccia su uno di quei campielli. Un sogno che ho nel cassetto da sempre e chissà... Venezia è il luogo dei sogni, ma anche delle possibilità...

Alla fine del racconto ci sono schede delle librerie indipendenti di Venezia, con una piantina della città per trovarle. Uno spunto per una gita letteraria appassionante e suggestiva. Di queste conosco molto bene la Libreria dell'Acqua Alta, dove vado ogni volta che mi trovo a Venezia e dove compro il calendario dei gatti veneziani. Quest'anno non si è potuto, ma appena si potrà in sicurezza non mancherò di fare una capatina a coccolare i gatti e a perdermi tra i suoi libri introvabili. Un plauso alla bellissima copertina di Gianluca Folì.

Atmosfere, connessioni, influssi: 
Mi viene da pensare al progetto sulle Grandi Navi di Gianni Berengo Gardin, di cui ho visto un'esposizione al negozio Olivetti in Piazza San Marco. E poi ai quadri di Eugene Lushpin, che ha raffigurato sia Venezia che Parigi in modo romantico e sognante.

Tavolo per uno, Eugene Lushpin, olio su tela

Note a margine: 
Venezia è una città particolare, così fragile e così forte insieme. Quella sul Mose e sulle Grandi Navi sono lunghe diatribe che hanno diviso popolazione e opinione pubblica per anni e che l'acqua alta del 2019 ha riportato potentemente alla ribalta. Per quanto mi riguarda trovo le Grandi Navi un'oscenità da combattere, ma la discussione è apertissima... intanto Venezia viene erosa dalle fondamenta minuto dopo minuto.

Il libraio di Venezia, di Giovanni Montanaro, Narratori Feltrinelli, 2020, 135 pagine comprese le schede e la Nota dell'autore, 12 euro.

Il gatto nella foto: questi piccoli multipli d'arte seguono i percorsi immaginati dall'autrice, Antonella Cicalò, ma possono interpretare anche il flusso dei pensieri del committente che darà così lo spunto per realizzare il suo personale “gatto maestro”, unico e irripetibile. Questi collages sono realizzati con frammenti di riviste letterarie e da collezione, stagnola, legno da recupero e componenti industriali del pet food. Ogni pezzo è unico. per visitare il suo sito, qui !

Commenti

  1. Chissa' se i veneziani riscopriranno la loro citta', nuda sotto il trucco delle cineserie e del turismo famelico di consumo. Nuda,ancora sotto la maschera del suo prezioso artigianato. Anche il dlttore della morte stessa forse avra' il respiro lieve di una consolazione possibile.



    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

La variante di Lüneburg, di Paolo Maurensig

Partire è un po'... leggere sul divano