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La cospirazione delle colombe, di Vincenzo Latronico

La cospirazione delle colombe, di Vincenzo Latronico

I falchi  in un incontro tendono a massimizzare il proprio profitto a discapito dell’altro; le colombe preferiscono cooperare anche a costo di rimetterci qualcosa. È un falco chi è pronto a tradire per tornaconto personale; è una colomba chi, a costo di rischiare di essere tradito, si fida. [...] Un risultato noto nella teoria dei giochi è che la selezione naturale tende a privilegiare i gruppi di colombe. [...] Il risultato ha qualcosa di paradossale: le colombe, che non possono mai vincere un incontro (ma al massimo pareggiare con un’altra colomba), sul lungo termine hanno la meglio; i falchi emarginati non troveranno più nessuno disposto ad accordarsi con loro e finiranno per estinguersi.

Chi è falco e chi colomba in questo romanzo di Vincenzo Latronico? Difficile a dirsi; i ruoli sono spesso intercambiabili e temporanei. Siamo negli anni Dieci del 2000 a Milano. Alfredo Cannella viene da una famiglia di ricchi immobiliaristi veneziani, il cui capo, Giulio Cannella, è un imprenditore vecchio stampo con molte conoscenze ma anche qualche scrupolo; Donka Berati, invece, è un orfano albanese, molto intelligente, che è stato espulso da Harvard e che ora divide il percorso di studi con Cannella alla Bocconi. Il libro inizia con la sconfitta di Cannella e la vittoria di Berati a un concorso per diventare assistente del più importante docente di Milano, Eugenio Corradini. Ma vedremo che un italiano bianco e ricco, alla fine, resta sempre a galla, anche a scapito della sua morale, mentre per un albanese spiantato la vita è sempre difficile qualsiasi cervello si ritrovi. Ma alla fine, chi vincerà davvero la sfida della vita e dell’amore? Non sempre le cose vanno come sembra che debbano andare e il cervello, checché se ne dica, ha ancora un valore. 

La vicenda si svolge a Milano, ed è curioso leggerlo dopo lo scandalo delle immobiliari dei tempi recenti e i cambiamenti che la città sta apportando, allontanandosi sempre di più dal benessere dei suoi cittadini. Viene quasi da chiedersi, anche se per questioni temporali non è possibile, se il nome Alfredo Cannella non sia stato scelto per rievocare alla memoria quel Manfredi Catella di cui tanto si parla ora. A me è venuto subito in mente. Come mi sono venuti in mente tanti fatti recentissimi a leggere del condominio V33 di via Volturno o di transazioni all’Isola... orwelliano direi. Ne viene fuori una Milano al centro di grandi patrimoni, di grandi affari e di manie di grandezza spropositate... romanzo? Oddio, quasi un docu, direi. 

Poiché l’ultimo terreno, che Cannella aveva acquistato dalla vedova di Eugenio Corradini, era stato reso edificabile riducendo la superficie verde della zona, il Comune doveva provvedere a porre il vincolo su un altro terreno libero nello stesso quartiere. L’unico spazio simile era quello su cui Cannella avrebbe eretto il proprio impero, che quindi [...] era da considerarsi l’impero del male. [...] «L’importante no ze cossa che ghe sotto. L’importante ze costruirghe sora ’na roba tanto grandiosa che al sotto no ti ghe pensi».

Piuttosto agghiacciante, vero? Poi il romanzo parla di tradimenti ad amici e partner, di storie d’amore, degli anni dell’università. Ma il tema vero, quello che lo rende interessante, è quella strisciante denuncia a un sistema di tangenti, conoscenze, affari sporchi che regge la città, il mondo.

Siamo proprio sicuri che i piccoli traffici di Donka siano più meschini dei grandi affari di Alfredo? 

La voce narrante è quella dello stesso Latronico che guarda i suoi due compagni di università e ne racconta la vita e gli incontri nello scorrere degli anni. È una voce forse giudicante, ma che guarda con comprensione, e a tratti compassione, entrambe le personalità e i loro incontri/scontri con i fatti della vita. E ci pone domande: è poi così fortunato chi sembra esserlo? È così svantaggiato chi ha meno, chi non ha famiglia, chi può contare solo sulle sue forze e sul suo cervello? Chiediamolo a Drina Drzić. 

La cospirazione delle colombe, di Vincenzo Latronico, Bompiani, 2024, 357 pagine. Da leggere la nota dell’autore, che racconta di come il libro è cambiato nella seconda edizione.

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