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La città e le sue mura incerte, di Murakami Haruki

La città e le sue mura incerte, di Murakami Haruki

Quelli di Murakami sono sempre viaggi. Per il Giappone, tra il mondo di qua e quello di là, tra Tokyo e una città dalle altre mura, quale che sia è però sempre un viaggio all’interno di noi stessi. Sì, vale per tutti, perché tutti abbiamo un’ombra, sogni, un immaginario, una vita da vivere... E così, tra unicorni che gelano nell’inverno, guardiani bizzosi, fantasmi che accendono camini, donne che amano e ragazzi dalle doti eccezionali, Murakami ci accompagna alla scoperta della città dalle mura incerte, incerte perché non si sa come arrivarci, ma che alla fine svolgono splendidamente il loro lavoro: mantenere una comunità di persone e unicorni in cui il tempo non esiste – letteralmente, l’orologio della chiesa non ha le lancette –, i giorni si susseguono identici e la mente riposa. In cui si può amare e conoscere, ma in cui si deve rinunciare alla propria ombra, lasciandola sola a morire nel mondo là fuori. Ma il mondo fuori è la realtà? Chissà cosa vuol dire “realtà”; Murakami non ce lo dice mai. 

La realtà è forse qualcosa che noi dobbiamo scegliere fra tante possibilità.

La città e le sue mura incerte, bellissimo, è scritto in prima persona dal protagonista – di cui non conosciamo il nome – che a diciassette anni si innamora di una ragazza e con lei inizia a disegnare nella sua mente la città con l’orologio senza lancette, la biblioteca con i sogni da leggere a forma di uovo, il muro che sembra avere una sua coscienza... A un certo punto, quando le cose cominciano a evolvere tra di loro, lei scompare, nel nulla. Ma lui la ritrova nella “città” in cui non sa come è arrivato, bibliotecaria, ignara di averlo conosciuto a Tokyo, e ricominciano da capo... e lui non smette mai di amarla, per lei accetta di separarsi dalla sua ombra e di vivere in un mondo di cui non capisce né l’origine né il senso, e di farsi ferire gli occhi per essere in grado di diventare il Lettore di Sogni. Ed è un «uomo senza ombra»: lei, per regola, è dovuta rimanere al di fuori delle mura a scavare fosse per gli unicorni che a ogni ritorno del freddo muoiono per strada, tantissimi. L’unico desiderio della sua ombra è ricongiungersi con lui, il suo umano, senza il quale non può fare altro che morire.

La trama è complessa, come tutti i bei libri di Murakami, molto difficile da riassumere e penso sia anche inutile farlo. I personaggi non sono molti e sono disegnati benissimo, con le loro idiosincrasie, le loro stranezze, la loro profondità: ho amato il signor Koyasu con le sue gonne con cui ha «la sensazione di diventare il verso di una bella poesia» e il suo imprescindibile basco blu; la signora Saeda, così precisa e retta; Yellow Submarine, con tutte le difficoltà, i disagi e il malessere di un adolescente dalla mente superdotata... e poi il protagonista, che si rapporta con il mondo in modo disincantato, complesso e poetico. Con questo romanzo Murakami torna ai fasti di La fine del mondo e il paese delle meraviglie, che resta comunque il mio preferito. E infatti nella postfazione l’autore ci racconta che quel romanzo nasce in qualche modo da questo, che nel frattempo ha aspettato nell’ombra di crescere e diventare il libro bello che è. Nell’ombra... appunto.

Piccola notazione: a un certo punto viene citato Léonard Foujita. Non so di che quadro parli Murakami, ma sono tutti belli. Io adoro questo del 1929 intitolato Chatte et chaton:

La città e le sue mura incerte, di Murakami Haruki, Einaudi, 2023, 547 pagine. Traduzione di Antonietta Pastore. Da leggere la postfazione.



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