È proprio vero: spesso le cose più belle nascono dagli errori. Dal book crossing di un’amica prendo, al volo, di corsa, un libro che ha in copertina il nome Malaparte, convinta sia qualche romanzo di Curzio. Invece mi ritrovo a leggere un romanzo che si intitola Malaparte. Morte come me, di cui lo scrittore è il protagonista, scritto da una coppia nel lavoro e nella vita, Monaldi & Sorti, e scopro che è un libro arrivato tra i 12 finalisti al Premio Strega del 2017, l’anno in cui ha vinto Le otto montagne di Paolo Cognetti, che, con tutto il rispetto, a questo libro non tira dietro neanche le ciabatte.
Rita Monaldi e Francesco Sorti – grecista lei, musicologo lui – danno vita a un giallo storico affascinante e appassionante, sulle orme di Curzio Malaparte durante il suo soggiorno a Capri nel 1939, mentre stava facendo costruire la sua villa, un capolavoro di architettura razionalista a picco sul mare. Il romanzo è stato motore della riapertura del caso da parte della Procura della Repubblica sulla base di incongruenze sulla morte della poetessa rilevate dagli autori. Il che rende tutto molto attuale, interessante, appassionante.
Nel 1935, una poetessa inglese, Pamela Reynolds, viene trovata morta ai piedi di una scogliera. Suicidio, omicidio. Fidanzata con uno Sturmbannführer, flirta con Malaparte, i due uomini si sfidano a duello e dopo qualche giorno Pamela viene trovata morta. Nel 1939, l’Ovra si presenta a Villa Malaparte, accusando lo scrittore di omicidio. Da quel momento Malaparte, da latitante in una Capri in cui a detta sua tutti gli vogliono bene, vivrà da latitante, conducendo una sua personale inchiesta parallela, che lo porterà all’incredibile e bizzarra soluzione dell’enigma. Geniale, tra l’altro, anche se naturalmente non la svelerò. La storia è tutto sommato semplice, ma sono lo stile di scrittura e la pazzesca ricostruzione storica a rendere questo un grandissimo libro.
Quel bell’uomo in smoking [...] è un fenomeno. Scappò di casa a sedici anni per arruolarsi nella Grande Guerra. Dopo l’armistizio divenne un fascista scatenato, poi però nei suoi libri ha osato prendere in giro Hitler e Mussolini. Dicono che in Germania i nazisti hanno fatto bruciare i suoi libri. [...] Mussolini ora lo lascia libero solo perché i suoi libri hanno troppo successo. [...] Se qualcuno lo offende lui lo sfida a duello, con la sciabola. E vince sempre
Scritto in prima persona da Malaparte, personaggio assai controverso ma molto affascinante – amico del fascismo ma mandato al confino da Mussolini; amico personale di Edda Ciano, ma controllato e minacciato dall’Ovra, per esempio – il romanzo attraversa quattro date in particolare: il 1935, anno della morte di Pamela; il 1939, la parte più corposa, quella in cui Malaparte viene braccato e si deve scagionare, la parte, insomma, della vicenda vera e propria; il 1957, anno della morte dello scrittore, che dialoga con la Morte nel suo letto d’ospedale; e il 1918, quando è in guerra e succedono fatti che sono collegati con il presente, con lo Sturmbannführer, con Hitler e con tanti segreti da svelare... segreti pesanti, che potrebbero cambiare il corso della Storia mondiale se...
Ma la cosa sensazionale, a parte la bellezza e la ricchezza della scrittura, è la quantità di personaggi e aneddoti reali che la coppia è riuscita a fare entrare perfettamente in un romanzo, rendendolo non solo un giallo appassionante, ma un piccolo gioiello di ricostruzione storica. Per dire la quantità di personaggi “reali” – che intelligentemente Monaldi & Sorti indicano come “dramatis personae” –: tra li altri, Pamela e Richard Reynolds, la vittima e suo padre; Percy Winner, giornalista americano e alto ufficiale dell’Owi, “caro amico” di Malaparte, ma che lo tradirà scrivendo un romanzo terribile su di lui (Dario: 1925-1945); Mona Williams, miliardaria americana, e il suo amante, Eddi von Bismarck, parente del Cancelliere di ferro; Sirignano, complice dell’inchiesta di Malaparte, è il principe Francesco Caravita di Sirignano, scapestrato e delizioso libertino, vive a Villa Lysis, dimora del barone Felsen che la trasformò in sede di incontri amorosi tra omosessuali e fumeria d’oppio; il pittore Orfeo Tamburi, altro complice; Axel Munthe, eccentrico scrittore svedese amante degli uccelli, residente a Villa San Michele, famosa per la scultura della sfinge che guarda il mare e ora sede del Munthe Museum; e poi Edda Ciano, Edwin Cerio, ex sindaco di Capri, Barbara Hutton, Gracie Fields... e su tutti, la figura più bella del romanzo, quella di Febo, il cirneco dell’Etna di Malaparte, il cane che tutto sa e tutto comprende, simbolo di fedeltà e amore senza giudizio, con cui parla come a un umano e per cui ha una parola speciale, che apre le porte della sua anima: «Tarapuncilanci, Febo». Sono perle le parti a lui dedicate.
Febo continuava a fissarmi, con quello sguardo paziente di cui solo lui era capace, screziato di pietà, di comprensione e di anche di un tocco di humour canino, quello speciale umorismo, così innocente e sottile, con cui i cani guardano noi uomini mentre ci affanniamo tra mille guai, e si domandano perché non troviamo mai il tempo di sdraiarci con loro all’aperto in un pomeriggio di sole, inseguire un paio di gatti, grattarci la schiena contro le radici di un albero e infine appisolarci felici al loro fianco.
I misteri sono tantissimi, veri e presunti, come quello del Crocifisso di Saarburg, una storia affascinante che viene inserita da Monaldi e Sorti in modo magistrale e ancora un volta molto intelligente. Ma poi ci sono rune, referti medici, strani messaggi in codice...
E poi ci sono parti quasi oniriche, come quella sul delitto Matteotti e il petrolio che esce dal suo corpo e invade il mondo... pagine stupende, ricchissime di immaginario.
Rocambolesco, avventuroso, poetico, un salto nella storia del nostro Paese e non solo, in un momento in cui il mondo stava cambiando rapidamente e tutto forse non era quello che sembrava, in cui tutti erano fascisti ma non lo erano, tutti erano libertini ma non potevano, tutti erano omosessuali ma non si diceva... segreti di Stato, di letto, di comodo. E poi la figura di grande intellettuale e anche donnaiolo, una donna misteriosa, animali che sono più di quello che sono, ville dai misteriosi angoli peccaminosi, tanto mistero sotto la dolce luna di Capri:
... che a volte allungandoti in punta di piedi sul monte Solaro potresti leccare. [...] e scoprire che è una luna agrodolce e sa di vino bianco, e di acqua di mare, di alloro, di ananas e di miele.
Scritto in modo magistrale. Un grande grande grande romanzo... con buona pace di Cognetti, un vero Premio Strega...
Malaparte. Morte come me, di Monaldi & Sorti, Baldini & Castoldi, 2016, 487 pagine. Da leggere la Nota degli autori dove spiegano i riferimenti storici e altre chicche.
