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Domani è per sempre, di Ermal Meta

Domani è per sempre, di Ermal Meta

Ai figli di un tempo ferito, che il tempo non ha potuto ferire. 

Molto doloroso. Un affresco veramente duro dell’Albania del secondo dopoguerra, con le sue violenze e le sue contraddizioni. Ma ce la ricordiamo la famosissima foto della nave piena di albanesi del 1991. Quella stessa Albania a cui ora chiediamo di ospitare i nostri “clandestini”. I corsi e ricorsi della Storia altro non sono che la nostra amnesia a breve e lungo termine. Una volta gli albanesi erano i nostri delinquenti, ora sono quelli che i delinquenti ce li tolgono... Quanta acqua marcia scorre sotto i ponti eh? E lasciamo perdere i ponti... che qui in Italia non hanno buona fama tra Morandi e Messina...

Ermal Meta è un bravissimo romanziere: empatico, coerente, bravo a creare situazioni e a provocare emozioni anche molto forti. È indubbiamente un libro che prende la pancia Domani e per sempre. Non è come si potrebbe pensare autobiografico, ma è basato su storie vere, sentite direttamente dall’autore. 

La vicenda inizia nel 1943, a Rragam, quando l’Albania è sotto l’occupazione tedesca. Protagonista è Kajan, bambino di sette anni che, in assenza dei genitori partigiani in montagna, vive con il nonno Betim e a un certo punto con un disertore tedesco, Cornelius, che gli insegnerà ad amare il pianoforte, strumento per cui Kajan ha un innato e strepitoso talento. Alla fine della guerra, l’Albania è in mano a un regime comunista intransigente e violento. La vita di Kajan scorre tranquilla perché la madre Selie è dalla parte giusta e lavora alla Casa Rossa, il quartier generale dello spionaggio albanese. Ma proprio per questa posizione privilegiata Kajan si ritroverà a suonare a Berlino Est e poi, per una serie di sfortunati eventi, prima in Germania Ovest e poi, finalmente, in America. Esule, con una famiglia di cui non sa più nulla, considerato un traditore in patria e uno straniero altrove, costretto ad assumere l’identità nientemeno che di un tedesco, Kajan diventa Jonas e prova a vivere una vita normale, per quanto è possibile, a sposarsi, a fare un figlio... ma quando si nasce dalla parte sfortunata della storia da quella parte si resta, e il passato è un pozzo in cui si cade a testa in giù in una discesa agli inferi che sembra non finire mai. 

Le scelte di Kajan sembrano essere tutte sbagliate, ma in realtà sono dettate da una fiducia sconfinata per le persone sbagliate, fossero anche i suoi stessi parenti che dovrebbero amarlo. Non sai mai chi è amico e chi è nemico, lo avvertono in campo di prigionia. Infatti, Kajan lo imparerà molto bene a sue spese.

Corre via, il romanzo, anche se a volte è necessario staccarsi un attimo e riflettere. Riflettere su ciò che sappiamo e che non sappiamo e soprattutto su ciò che crediamo di sapere. E ricordarsi, sempre, che i Paesi, le guerre, le violenze, le dittature, possono colpire chiunque, in qualsiasi momento – la storia recentissima è lì a dimostrarlo – e che dietro a un uomo disperato c’è spesso una storia di ingiustizie, abusi e dolori inimmaginabili. Ma Ermal Meta ci dice anche che c’è sempre la speranza, che bisogna sempre cercare di restare vivi, anche quando si vorrebbe solo cessare di esistere e soffrire, perché il mondo dà sempre (?) un’altra occasione. E ci dice anche che a volte l’amore non basta, il dolore è più forte, ma è solo un momento... o forse una vita.

Alla fine si piange molto, Ermal Meta colpisce le corde del pianoforte giuste, ed è bello.

Domani e per sempre, di Ermal Meta, La nave di Teseo, 2022, 50 pagine. 

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