... Immagino che chiunque lo vorrebbe. Essere come gli altri. Ma nessuno è come gli altri. È questa la sola cosa che abbiamo in comune.
Bello, bellissimo. Lo dico subito perché mi esce dall’anima. Il giorno dell’ape di Paul Murray, giustamente finalista al Booker Prize 2023, mi ha travolta, non solo per la vicenda, ma per la scrittura. Straordinaria.
La famiglia Barnes vive in un paese vicino a Dublino ed è composta da quattro persone: Imelda e Dickie, i genitori, Cass e Pj i figli, adolescente lei, più piccolo lui. Vivono negli anni della crisi economica e il garage che gestisce Dickie sta fallendo. Crisi economica corrisponde a crisi familiare e, come spesso capita, il tappeto viene sollevato per la disperazione e da sotto escono rotoli di polvere che soffocano tutti quanti. Il fallimento del garage comporta il ritorno dal Portogallo del padre di Dickie, Maurice, uomo tutto d’un pezzo, carismatico, imperatore della vendita di macchine, marito di Peggy, donna fragile abituata al bel mondo. Il ritorno di Maurice è anche il ritorno di un passato che Imelda vorrebbe dimenticare e di cui i figli sono completamente all’oscuro. Chi è, infatti, Frank? Cosa ha rappresentato per Imelda? E dov’è la famiglia di Imelda, dove quel padre ignorante e violento e quei fratelli, tutti maschi, che la tenevano sotto controllo come se fosse una proprietà? Bisogna dire che Imelda è splendida, di una bellezza impossibile, totale... una bellezza pericolosa per sé stessa e per gli altri.
Murray ci racconta del matrimonio di Imelda e Dickie e del “giorno dell’ape”... per poi ribaltare tutto e cambiare le carte in tavola. Non voglio anticipare niente perché i colpi di scena non mancano, ma piano piano vengono svelati il passato, le paure, i peccati dei protagonisti.
Gli invitati che ti sorridevano da tutte le parti e i loro volti gioiosi che ti circondavano in un muro di meraviglie [...] e le mani di Dickie erano un muro e la nuova casa era un muro e la pila di regali era un muro e tutti quei muri ti crollavano addosso e tu ti sentivi sepolta viva
Dickie, che sembra un uomo fragile, quasi pusillanime, ha un passato particolare e a tratti inquietante: conosciamo Willie e poi Ryszard che hanno fatto parte della sua vita in modi diversi ma con una matrice comune.
Sei stato un idiota a pensare che fosse scomparso. Non scompare più niente ormai. Tutto lascia una traccia, tutto quel che fai aleggia su di te, si gonfia senza posa fino a diventare una nuvola di veleno invisibile che succhia la vita dall’aria che respiri. La tua storia.
Cass ha un’amica del cuore, Elaine, bella, bionda, spregiudicata, che forse non ama solo come un’amica. E poi lotta per il clima e ama la poesia. Le sanno i suoi genitori queste cose?
... chiedi se non è grottesco che i poeti continuino a scrivere di natura e non scrivano mai che lo spazio della natura si sta riducendo. A leggere queste poesie viene da pensare che il mondo sia ancora pieno zeppo di natura, come lo è sempre stato, anche se negli ultimi quarant’anni tantissimi animali e i loro ecosistemi siano stati spazzati via. Com’è possibile che i poeti non se ne siano accorti? Com’è possibile non si siano accorti di quanto abbiamo distrutto? Non sono loro che più di chiunque altro dovrebbero accorgersi delle cose?
Pj non ha molti amici, ma chatta da tempo con un ragazzo di Dublino, Ethan, che chissà se dice tutta la verità.
Imelda detesta Big Mike, il marito di una sua amica, ma anche lui ha il suo lato buono...
Sarà difficile per te capire quanto ci si può sentire soli in un matrimonio.
Quando ti senti così non importa se sei seduta o in piedi Se vivi o muori Tutto sparirà nel silenzio una minuscola particella bianca su uno sfondo bianco Che rimbalza da una parete all’altra come un’eco di te stessa
(Non è un errore, le parti riferite a Imelda Murray decide di privarle della punteggiatura, come un flusso ininterrotto di pensieri e ricordi).
E poi c’è Victor, il catastrofista, con cui Dickie sta costruendo un bunker in mezzo al bosco, casomai arrivasse l’Apocalisse...
Tutti hanno segreti, insomma, come in ogni famiglia complicata che si rispetti. Murray segue la crisi della famiglia, scavando, scavando, scavando a fondo nell’anima di ognuno con una scrittura ricchissima, profonda, a tratti immaginifica. Come un carrello in avanti parte dalla situazione familiare per poi andare a esplorare i pensieri e il cuore dei singoli componenti. Fino a stringere anche la gabbia di scrittura, come a chiudere intorno a ogni personaggio un cerchio, anche visivo...
È un libro sul dolore e sui mille modi, quasi tutti sbagliati, che l’essere umano utilizza per superarlo, per tentare di superarlo, per eluderlo... ma non puoi eludere il dolore e la convivenza può risultare catastrofica.
Il finale è aperto...
Una bellezza, davvero, che consiglio a tutti, in particolare agli amanti di storie familiari scritte molto molto bene. Ho sentito paragonare Murray a Franzen, ma io preferisco il primo... ogni parola serve, non c’è una riga di verbosità come ce ne sono mille in Franzen. Tutto funziona.
Il giorno dell’ape, di Paul Murray, Einaudi, 2023, 647 pagine. Traduzione di Tommaso Pincio
